A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Nel campo nella frazione di Savignano dove il ricordo rievoca le lumache di Bill

Si gioca il derby e anche se siamo in Seconda Categoria c’è il pubblico delle grandi occasioni. Parlare di tutto esaurito è impossibile ma solo perché non esiste una tribuna. Al campo di Capanni (frazione di Savignano) se vuoi vedere la partita ti prendi una sedia in plastica all’ingresso e te la porti sulla collinetta che sovrasta l’impianto sportivo. Devi fare un centinaio di metri in tutto, ed è bello vedere persone di tutte le età con una sedia bianca come in piazza nei cinema di paese d’un tempo. E proprio tra un cinema, la multisala Uci, e il fiume Rubicone, si trova questo campo che ha ospitato migliaia di giovani, tra categorie non superiori alla Prima (almeno penso) e tornei amatoriali (Csi e Uisp) dove ha giocato anche il sottoscritto.
Il derby mette di fronte la Polisportiva Capanni contro il Valverde. Si parla di alta classifica, tra seconda (padroni di casa) e la quinta (ospiti). Come detto, in tutto saremo un centinaio e il biglietto di ingresso non c’è e forse è un male perché anche 5 euro avrebbero fatto comodo nella somma d’insieme, anche se poi viene da chiedersi come fare a controllare gli ingressi visto che la recinzione quasi non è presente. Comunque di gente ce n’è parecchia tanto che le auto si ammassano nel lungo fiume stringendo una careggiata già stretta di suo che fatica a far passare due automobili. Ne fa le spese un veicolo in sosta che rischia lo specchietto dopo una lieve collisione per fortuna senza conseguenze. Tutti siamo sopra la collinetta in terra ad eccezione di una coppia che si è portata le sedie da casa e se ne sta tutta sola sul ciglio della strada con plaid sulle gambe perché caldo proprio non fa.
La partita la arbitra il signor Carmine Calabrese e il commento a freddo di uno spettatore al primo sguardo la dice lunga sull’amore per le tagliatelle in terra di Romagna. Diciamo infatti che non potrà fare il testimonial della Wellness valley tuttavia col fischietto è bravo perché da solo tiene in pugno una partita che appena accende gli animi, lui la spegne a suon di cartellini e rimproveri di autorità (due gli espulsi). Unico appunto: la sua divisa è gialla e rischia di confondersi con le maglie del Capanni. Nessuno però pare farci caso e alla fine l’unico ad essere ripreso sarà solo il tecnico dei padroni di casa al quale farà indossare una casacca rossa perché la sua tuta ha i colori del Valverde.
La partita è piacevole perché le due squadre cercano la vittoria, anche se non è semplice per i giocatori fare tre passaggi di fila su un erba con tanti avvallamenti dove la palla si muove come su un tagadà. Alla fine vince il Capanni grazie a un bel gol di testa del difensore Benuzzi che imprime una strana parabola al pallone superando tutti. Il Valverde esce comunque a testa decisamente alta col rammarico di avere dilapidato un paio di buone occasioni.
Personalmente invece mi parte un treno di ricordi su quel campo, in particolare a una domenica mattina contro non ricordo chi. La maglia era del Centro giovani e nel primo tempo dominiamo 3-0. Ai bordi del campo c’è Bill, il babbo del nostro attaccante, che a un certo punto scompare e lo vediamo scendere verso il fiume. Ritorna verso la fine della partita con una sportina piena non si capisce di che cosa. Erano lumache. “La vittoria era sicura a sò andè a lumaghè”, ci dice. Quando viene a sapere che la partita finisce 5-3 per noi rimane di sasso. “Oh burdel, sa pardivi un venivà so tot al lumeghi”. Epico.