Al Bianchelli di Senigallia dove tutto è rossoblù

Gita fuoriporta nello stadio che ha ospitato il revival Italia-Germania

Certo che oggi non c’è tante gente”. “Ma se lo stadio è quasi pieno”. “Qui siamo abituati a presenze ben maggiori”. “A San Mauro se ci sono oltre 200 persone è grasso che cola”. Breve dialogo dai contorni surreali con un collega una domenica pomeriggio al Bianchelli di Senigallia.

Il sole troneggia dopo giorni a tinte grigie, è l’ideale per una passeggiata al mare o in centro all’aria aperta. Quando gioca la Vigor però non ci sono ragioni, si va tutti allo stadio. Neanche se di fronte hai la penultima in classifica al nome di Sammaurese. Te ne accorgi già prima di entrare, passi davanti a un punto di ritrovo sotto la tribuna e trovi tanti, ma proprio tanti, con un bicchiere in mano e le giacche avvolte al collo da una sciarpa dai colori rossoblù. Sono quasi tutti giovani, pronti ad affollare una curva che farà sentire il suo apporto per tutti i 90 minuti. “In curva si tifa in piedi” trovi scritto con una bomboletta prima di salire nell’area ultras. Non è uno slogan così a caso perché a sedere lì in mezzo sono proprio in pochi.

Tutti in piedi quindi in un solo coro. A occhio un migliaio. E già questo ti dice come l’attaccamento alla squadra sia sentito. Anche se purtroppo appena metti piede dentro lo stadio a risuonare è una musica che riporta ai rampanti anni ’90 delle discoteche in riviera. Quasi si fatica a parlare col vicino tanto è alto il volume e viene da chiedersi perché si voglia rovinare un luogo bello come questo dove si va per socializzare. Boh, misteri del football moderno.

Mi siedo dentro un gabbiotto riservato alla stampa. A fianco a me un giovanotto in tuta Vigor che è il match analyst della squadra. Già qui capisci la distanza che c’è tra le due squadre. A un certo punto bussa una giovane, decisamente una bella donna. È brasiliana e chiede se c’è la diretta streaming della gara perché suo marito la vorrebbe seguire. Noi ci guadiamo straniti avvolti nel mistero di come un brasiliano possa seguire una partita del genere tra due squadre che non hanno neanche un carioca in campo. Secondo boh di giornata.

Le squadre si affacciano in campo, accompagnate da bambini con le magliette Avis, una rossa l’altra blu. Ovviamente c’è la musica, e come sennò: si vira su Ligabue e il suo “Urlando contro il cielo”, e viene da chiedersi con chi ce l’abbia chi l’ha scelta. Le casse finalmente si silenziano ed è il tempo delle ugole al ritmo dettato da un tamburo e dallo sventolio della bandiere. Nonostante i 21 punti della vigilia la partita è piacevole e giocata alla pari complice la voglia di entrambe di fare risultato. Il successo va alla Vigor Senigallia (3-1) che fa valere la sua qualità contro una squadra imbottita di under (ben sei dall’inizio!); tuttavia se fosse terminata in pari nessuno avrebbe avuto da ridire.

Si va in sala stampa che si trova sotto la curva. È un piccolo budello senza finestre ed è l’unico luogo che il Macrelli può vantare di avere migliore. Il tecnico ospite, Aldo Clementi, fa i complimenti alla Sammaurese, mentre Antonioli mastica amaro. La gara è lo specchio dell’annata dei giallorossi: difesa troppo fragile, attacco che fatica a segnare.

Non resta che affogare nel passato colpiti da una targa che sta in mezzo alla tribuna: “Italia – Germania Mexico 70 | Martedì 21 settembre 1982”. Otto anni dopo lo storico match ai Mondiali in Messico, a Senigallia era andato in scena una revival. Aveva vinto ancora l’Italia con gol di De Sisti.

Dallo stadio Azteca di Città del Messico al Bianchelli di Senigallia sono “solo”10mila chilometri. E il sottoscritto che si lamentava per il centinaio di km per assistere all’ennesima sconfitta della Sammaurese… Boh, ed è il terzo e ultimo della giornata.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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