A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Nel mitico stadio di una squadra che ha scritto pagine importanti del calcio negli anni ’80

Chi è cresciuto masticando il calcio degli anni ’80 quando il nostro era veramente il campionato più bello del mondo, non può che avere un senso di rispetto al cospetto delle provinciali. Per quelle squadre che affrontavano senza tanti timori colossi che potevano annoverare giocatori come Maradona, Platini, Falcao, Rummenigge, Socrates e via discorrendo. Parliamo di Ascoli, Avellino, Catanzaro, Cesena, Pisa per citare le principali piazze. Stadi colmi all’inverosimile, intrisi di Caffè Borghetti e seggiolini di fortuna, luoghi dalle temperature equatoriali nonostante l’inverno, caratteristici (e caratteriali) presidenti che ci sapevano fare in azienda ma anche col pallone. Già strappare un pareggio da quelle parti era tanta roba, figurarsi una vittoria mai scontata.
Davanti a tutto ciò ho provato un brivido di emozione quando domenica scorsa ho varcato il Del Duca di Ascoli. Se avessi avuto un cappello come portava mio babbo me lo sarei tolto all’ingresso. Quale segno di rispetto per un luogo che ha ospitato pagine memorabili del calcio. Si trova poco fuori la cittadina, e già definire Ascoli una città è esagerato. Perché pare più un paesone costruito intorno alle due belle piazze (del Popolo e Arringo), pullulanti di locali dove l’offerta di olive ascolane viene servita in ogni versione (qui il Bubba di Forrest Gump andrebbe a nozze).
La via che porta allo stadio è intitolata a Costantino Rozzi come è normale che sia. Perché se siamo qui a scrivere queste poche righe è proprio per il vulcanico presidente, costruttore di diversi stadi in giro per l’Italia. Arrivato alla presidenza dell’Ascoli nel 1968, doveva starci giusto sei mesi e invece ci rimarrà per 26 anni. Facendo toccare vette mai più raggiunte dai bianconeri sotto la guida di Carlo Mazzone con il quale assaporerà la prima serie A nel 1973/74, insieme poi a risultati strabilianti nei successivi anni ’80 raccontati in diretta televisiva dal giornalista Tonino Carino a 90° minuto.
E proprio a quei due, Rozzi e Mazzone, sono dedicate due gigantografie all’ingresso dello stadio insieme all’immagine dell’imprenditore Cino Del Duca che dà il nome all’impianto. A fianco del Presidentissimo una sua frase iconica: “Il pubblico mi commuove in maniera particolare. Quando ascolto l’incitamento collettivo di duemila e più voci quando vedo i tifosi urlare e cantare tutta la loro passione, un nodo mi percorre le gola”.
Buona parte dello stadio è stato riammodernato, soprattutto la tribuna centrale (Est) dedicata a Mazzone, mentre a Rozzi è stata intitolata la curva Sud attualmente in fase di realizzazione a ridosso della porta, senza quindi la pista d’atletica.
L’atmosfera della gara è stata tutt’altro che rievocativa per ovvie ragioni. Al Del Duca giocava la seconda squadra, l’Altetico Ascoli, che affrontava la Sammaurese. Curva e distinti erano chiusi, mentre in tribuna saremmo stati poco più di un centinaio di persone. Ciò non toglie il fascino di questo stadio nel quale hanno calcato il manto grandi giocatori come Anastasi, Scorsa, Moro, Dirceu, Casagrande, Bierhoff.
E chissà cosa avrebbe detto e fatto il buon Rozzi se avesse assistito a un arbitraggio a dir poco sconcertante nel match di domenica scorsa culminato persino in un gol regolare non assegnato alla Sammaurese…
