A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Pubblicato su La Voce di Romagna il 25 agosto 2014

Quando negli anni ’90 del secolo scorso si affacciarono le prime Pay tv un terribile spettro si aggirò minaccioso sulle società di calcio non professionistiche: e adesso chi verrà a vedere le nostre partite? Potevi comprare il migliore centravanti o fantasista dai mercatini locali, la lotta rimaneva pur sempre impari con la tv che al caldo di una consumazione trasmetteva in diretta i volti di Ronaldo-Baggio-Del Piero. Insomma, come tanti Fukuyama sulla fine della storia, il calcio dei campetti pareva destinato a un triste e solitario epilogo pari a quello di Tutto il calcio minuto per minuto trasmesso dalle radioline a transistor.
Col passare degli anni mai profezia si è rivelata più errata: non solo il calcio non professionistico è vivo e vegeto (bilanci in sofferenza a parte), ma in alcune realtà riempie lo stadio e genera un attaccamento ai colori sociali forte di un campanilismo tutt’altro che sepolto. Un campanilismo che racconta uno dei più bei romanzi sul calcio pubblicato in questi ultimi anni, “Atletico Minaccia Football club” (Einaudi editore), scritto da Marco Marsullo.
Siamo in Campania, in un paesello di poche anime che si appresta al campionato di Eccellenza. A guidare la squadra viene chiamato Vanni Cascione, “lo Special One di Torre Annunziata e comuni vesuviani”, personaggio con il mito di Jose Mourinho, che nella casella titoli conquistati trova il numero “zero”, mentre nella voce segni particolari c’è la parola “esoneri”. Cascione ha un solo primato, le espulsioni dalla panchina, trentacinque in tre anni, roba più da Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) che da patentino allenatori sudato a Coverciano. Disoccupato e senza prospettive, accetta la sfida e si ritrova ad allenare una bizzarra galleria di personaggi, l’Atletico Minaccia Football club, squadra fatta di casi umani, brocchi patentati, goleador al tramonto, raccomandati di prima fascia, talenti in erba. Un’impresa quasi disperata a cui prende parte l’intero paese, col suo Bar sport a discutere di tattiche (Bar Nanni), il custode che non spiaccica una parola d’italiano promosso sul campo in allenatore in seconda, lo stadio pieno all’inverosimile, la camorra che mette i bastoni tra la ruote (l’Atletico è nato dalle ceneri della Dinamo Giugliano sciolta dalla Questura di Napoli per infiltrazioni mafiose).
Cascione ha un suo decalogo sportivo, vive e pensa solo di football, tanto da sacrificare la famiglia, salvo poi arrivare alla consapevolezza che “il calcio può arrivare fino a un certo punto, dopo ti accorgi che non si può vivere solo di pallone”. Divertimento assicurato e linguaggio spumeggiante sono gli ingredienti di questa storia che richiama alla mente i strampalati personaggi di Stefano Benni.
Filippo Fabbri