Massa Lombarda, ma che sorpresa
Pubblicato sul Corriere Romagna 15 ottobre 2026
Quattro grandi letterati uniti dall’amore per le due ruote. Se n’è parlato a Bellaria

C’è stata un’epoca che ha visto la Romagna baricentro nazionale dello sport. Non nella pratica intesa come atto agonistico, bensì come luogo del racconto che ha testimoniato un mutamento epocale in atto. La novità stava nella bicicletta, quel mezzo che ha allontanato dalla dipendenza dal treno e ha fatto conoscere l’Italia in modo diverso. Segnarsi i nomi di questi romagnoli: Alfredo Oriani, Olindo Guerrini (alias Lorenzo Stecchetti), Alfredo Panzini, Renato Serra. Sono tutti letterati, hanno stili e modi diversi, sono tutti accumunati della passione per le due ruote a pedale. Sono stati tra i protagonisti del Touring Club, in quegli anni club ciclistico, facendo conoscere arte, paesaggi e persino la cucina dei territori. Perchè la bicicletta era libertà, possibilità di muoversi in autonomia, arrivare in luoghi remoti dalle strade ferrate. Arrivano così le prime carte del Touring, nasce la segnaletica stradale e si “allargano” i confini nazionali che divengono anche dell’anima.
Ha raccontato tutto questo Alberto Brambilla, docente all’Università di Verona, in un incontro a Casa Panzini a Bellaria nella rassegna “La Romagna dei libri”. Brambilla si occupa di letteratura, con un’attenzione particolare al racconto sportivo. E il suo è stato un vero e proprio excursus su letteratura e sport, specificando che è meglio parlare di “scrittura”.
Una data storica è il 1870 quando la Germania bismarkiana annienta la Francia. Si dice che la “Prussia abbia sconfitto i francesi nelle palestre”, perché lo Stato prepotentemente si era fatto promotore di tre discipline: scherma, equitazione e ginnastica. È un modello che finirà per estendersi in tutta Europa, Italia compresa. In questo periodo non c’è una letteratura, ci si limita alla manualistica.
Un altro mutamento epocale arriva nel trentennio 1880-1910, con la seconda rivoluzione industriale e l’arrivo della “motorizzazione”: bicicletta, motore, automobile e aviazione. Il mondo intellettuale si scuote e trova nel futurismo il suo apice nell’interpretare questo momento. Peccato solo che tutta questa energia e questo spirito di movimento venga incanalato nel primo conflitto bellico. “La guerra diviene il supremo atto sportivo”, spiega Brambilla. E si impongono alcuni modelli come il vate D’Annunzio sotto forma di “atleta guerriero”.
È in questi anni che si afferma la “Scuola romagnola” di Oriani, Guerrini, Panzini e Serra. Ad accumunarli è la bicicletta che trova in Guerrini una sorta di amore. Anche se non tutto il mondo intellettuale ne viene affascinato, basti pensare a un Edmondo De Amicis che la avversa preferendole la palla col bracciale.
La narrazione sportiva nel nostro Paese si afferma invece con il Giro d’Italia (1909) evento supportato dalla Pirelli e dalla Gazzetta dello Sport. Anche se è negli anni del secondo dopoguerra che la letteratura sportiva si impone grazie a scrittori come Alfonso Gatto, Achille Campanile, Indro Montanelli e Dino Buzzati al seguito dell’evento. Diverso il caso di Gianni Brera la cui dote è la capacità di mettere insieme la specificità tecnica alla creatività linguistica.
L’incontro a Bellaria si chiude quando il sole è ormai al tramonto e sullo sfondo di Casa Panzini si sente echeggiare un urlo collettivo. È il gol dell’Inter in pieno recupero contro il Napoli. E’ il degno coronamento di un pomeriggio su sport e letteratura.