Ciao Giovanni, adesso corri in cielo insieme al Becca

Il ritratto di un grande bandiera issata nel cuore dei tifosi

Il pantheon del calcio sammaurese perde un altro dei suoi illustri. Giovanni Zanotti ci ha lasciati all’età di 76 anni, pochi mesi dopo l’addio di un altro grande, William Barducci. Per le strane traiettorie dello sport, William in una notte di gloria aveva acceso le luci in quello stadio (San Siro) nel quale si sono poi affermati due giocatori (Altobelli e Beccalossi) con i quali Zanotti ha condiviso una stagione con la maglia del Brescia in serie cadetta. È stato il suo punto più alto di una carriera partita nelle giovanili della Sammaurese dove si è affermato grazie a una forza di volontà non comune.

Come ha ricordato Gianfranco Michelini, faceva il fornaio e nutriva una passione pazzesca per il calcio. Sotto la sua ala lo prende Danilo Manzi, per tutti Limòun, che gli insegna i fondamentali del calcio. Apprende velocemente visto che il Cesena gli mette gli occhi addosso e per tre mesi lo prende in prova. L’affare non si conclude per questione di soldi, passa all’Imolese in D, fa anche un provino per il Milan, e finisce al Chieti in serie C dove indossa la maglia per 6 stagioni. Memorizzare bene il nome di questa città.

Nella stagione 1976/77 tocca lo zenith al Brescia in B dove segna anche due reti. Arriva il Piacenza e anche qui si afferma sino a indossare la fascia da capitano. Le stagioni sono cinque (non consecutive), con un gol destinato negli annali. Lo realizza al Vicenza nel 1983 in serie C, in una partita particolare al Garilli, terminata al centesimo minuto per un’invasione di campo. È un bolide al volo che quasi spacca la rete. Sul web ancora oggi spopola.

Zanotti non è stato un giocatore tra i tanti. Lo testimoniano le due volte che l’ho incontrato al Macrelli a San Mauro Pascoli. Non erano due partite a caso, i giallorossi incontravano Chieti e Piacenza. In queste due piazze aveva lasciato un segno indelebile, tanto che si era incontrato con i tifosi, molti dei quali l’avevano riconosciuto e ricordavano la sua presenza in campo. Contro il Piacenza lo avevano persino invitato a vedere la partita in curva con tanto di articolo sul quotidiano La Libertà. Questo a conferma che le bandiere hanno ancora il loro valore: passano gli anni e continuano a sventolare issate nel cuore dei tifosi.

Nel calcio mordi e fuggi, senza radici di oggi, la storia di Zanotti deve rimanere bene impressa nella memoria di chi ancora nutre la passione per i colori della propria squadra.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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