La notte di Grazia Verasani

Due anni fa ho conosciuto, in senso letterario, Grazia Verasani. D’impulso ho acquistato ‘Cosa sai della Notte’. In quelle pagine ho ritrovato lei…

Ho conosciuto, in senso letterario, Grazia Verasani due anni fa a Cesenatico noir. Si era presentata sul palco tutta vestita di nero, dark lady avvolta nel mistero, parlata lenta e ragionata, la risata a celare qualcosa di nascosto e indecifrabile. D’impeto avevo acquistato in ebook “Cosa sai della notte” (Feltrinelli), con la promessa di leggerlo appena finito quello in corso (non ricordo cosa). Nelle trame della vita poi si viene travolti dal quotidiano e alcune cose passano. E così quel libro, ha finito per essere letto due anni dopo, ma poco importa perché la forza di quelle pagine non ha perso lo smalto che preannunciava in quell’incontro a Cesenatico.

Penso infatti che Grazia ha il dono di vivere dal di dentro quello che scrive. Non so come, ma mentre leggevo il libro spesso rivedevo lei in una simbiosi che francamente mi è capitata rare volte. Sono convinto infatti che l’investigatrice privata Giulia Cantini abbia molto del suo mondo: le poche ore di sonno, le sigarette che si susseguono, gli amori impossibili, l’inclinazione a indagare in mondi poco esplorati, il fascino verso personaggi fuori dal comune.

Tutti temi che incrociano “Cosa sai della notte”, storia di un omicidio a Bologna negli ambienti dell’omosessualità. Tema alquanto tabù, un po’ come la prostituzione, che l’autrice ha il merito di affrontare lontano da moralismi e sociologia. Il racconto giallo/noir a grandi linee si può racchiudere in due filoni (lo so è una forzatura, me rende l’idea): di trama sul modello americano che ti tiene incollato alla pagina tanto è sincopata la storia; “italiano”, ovvero il fatto di cronaca è il pretesto per raccontare contesti sociali (per capire una certa Milano e Bologna basterebbero i libri di Scerbanenco e Macchiavelli). Verasani esce da questo binomio e abbraccia la ritrattistica dei generi umani: un vortice di volti e storie che bene fotografano quella porzione di mondo che spesso è il nostro intorno a noi a nostra insaputa.

Il contesto poi è la notte, quella nera cantata dalla Pfm, quella capace di imprevedibili scoperte. “Perché ci sono notti bellissime e notti spaventose, notti in cui ti imbatti nell’odio di qualcuno e altre dove puoi scegliere con chi e come essere te stesso”.

La notte nasconde, la notte svela. Proprio come la vita.

Filippo Fabbri

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