Cristiano Protti: “11 anni in D: è stato davvero bello”

Lo storico presidente giallorosso racconta cosa è stata la Sammaurese in questi anni

Undici anni in serie D. Tanto è durata l’avventura della Sammaurese in quarta serie. Tutto era iniziato sedici anni fa quando alla guida della società era arrivato Cristiano Protti raccogliendo i cocci di una squadra caduta in Prima categoria, ricevendo il testimone da Tonino Raggini. In pochi anni le scalate nelle varie categorie, sino al campionato 2015/16 quando arriva il grande balzo in serie D, per otto stagioni con lui al vertice. La sua scelta di andare a Forlì in qualità di diesse ha segnato il suo distacco dalla San Mauro del calcio, divenuto poi definitivo con la cessione della società alla Bp Global. A Protti, per tutti Chicco, chiediamo un bilancio di cosa è stato il modello Sammaurese per il calcio in Romagna.

Dopo 11 anni in D la Sammaurese retrocede in Eccellenza.
Personalmente provo molto dispiacere, qui sono cresciuto e qui abbiamo costruito qualcosa di importante in questi anni. Come tante storie ha avuto un inizio e una fine ed era illusorio pensare che sarebbe durata in eterno. Noi siamo stati costretti a cedere la società perché eravamo arrivati a un punto che era difficile sostenere una serie D senza sostegni a più livelli.

A cosa ti riferisci?
A livello istituzionale ci hanno sempre sbattuto la porta in faccia, e alla fine noi tre soci (Lorenzo Campinoti e Nicola Pozzi, nda) abbiamo deciso di cogliere l’opportunità e cederla a chi ci aveva presentato un progetto credibile. Poi le cose sono andate diversamente ma questa è un’altra storia. Resta quanto di grande è stato fatto in questi anni che penso rimarrà non solo nella storia del Paese ma più in generale nel calcio in Romagna.

Avresti mai immaginato la “tua” Sammaurese 11 anni in D?
Racconto un aneddoto. Quando eravamo scesi in Prima Categoria lo storico massaggiatore Gigi Muccioli mi disse che se ne voleva andare. Gli risposi che entro cinque anni saremmo andati in serie D. Ancora oggi quando ci vediamo ricordiamo quelle parole.

Alla serie C ci avevi fatto un pensiero?
Sì, a un certo punto un salto simile ci aveva sfiorato. Ci siamo resi conto però che c’erano troppe difficoltà per una realtà come questa e quindi la D era il punto massimo. Anche questo poi mi ha spinto a cercare esperienze altrove.

Dei tuoi 8 anni in D quale il più bello?
Tutti e non è una frase di circostanza. Posso dire la trasferta al Tardini il primo anno con Stefano Protti dove per poco non vinciamo ed anche i playoff sfiorati; ma anche con Alessandro Mastronicola ci siamo tolti delle belle soddisfazioni, così come con Marco Martini dove abbiamo fatto il nostro record di 51 punti.

C’è stato un segreto in tutto questo?
Non fare mai il passo più lungo della gamba e conoscere bene le persone con le quali lavorare. Un campionato perdemmo cinque partite di fila e dopo la sconfitta contro il Castelvetro il tecnico Stefano Protti pensava che lo sfiduciassi. Al contrario gli dissi che ci saremmo salvati con lui, e così è stato. Vedevo come lavorava durante  le settimana: il segreto era tutti lì.

Un consiglio all’attuale dirigenza?
Ricompattare la società e tirare tutti dalla stessa parte. Solo così possono arrivare i risultati.

Rivedremo in un futuro Protti a San Mauro?
In un futuro non si sa mai, in questo momento è un percorso non percorribile.

Filippo Fabbri

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