D-Passaggio, Roberto Chiesa

Pubblicato su Romagna Gazzette, aprile 2019

Mi sono sempre chiesto, nell’ultima convulsa estate, quella più tragica per il calcio in Romagna, come nell’ordine avrebbero digerito la notizia del Cesena in serie D: tifosi più o meno caldi, semplici appassionati di calcio, giornalisti abituati ai palcoscenici più prestigiosi, romagnoli comuni che avevano visto la serie A solo grazie ai colori bianconeri. Ecco, tutti costoro come avrebbero reagito nel leggere parole come Notaresco, Vastese, Agnonese, al posto di Palermo, Verona e Lecce, per limitarsi alla penultima stagione?

Per noi cronisti di quarta serie abituati a queste latitudini calcare questi campi è l’ordinario del quotidiano, e l’eccezione del Parma al Tardini è stato come andare a un centro termale a cinque stelle in una botta di vita, consapevoli che di parentesi si trattava. Ma invece tutti coloro che ho citato pocanzi, come l’avrebbero assorbita la novità di una categoria solcata nella notte dei tempi quando la maggior parte di noi manco era al mondo?

Ce lo racconta un libro, e lo dico senza mezzi termini, proprio un bel libro: “D-Passaggio” (Edizioni Bertani). Lo ha scritto il giornalista Roberto Chiesa, quello con la facile battuta nonchalance, quello che se scavassimo da qualche parte nel suo corpo troveremo qualcosa di bianconero stampato nei geni. Il suo è un racconto maratona che si legge d’un fiato (nel mio caso in due giorni), così come è stato concepito il libro che non contiene i classici capitoli e soprattutto la punteggiatura degli accapo.

Ed è un racconto che mischia memoria e attualità, dal Cesena degli anni ’80 del grande Osvaldo Bagnoli all’ultimo di Fabrizio Castori, miracolosamente salvato sul campo ma non dalle banche. Emblematico l’incipit del libro che dà la stura di tutto: “Il Cesena non c’è più. Come le mezze stagioni, la lira, lo steccalecca, il Super Tele, i rullini, la benzina rossa e i flipper nei bar. Chiuso per manifesta incompatibilità con i bilanci, fagocitato in un buco da paura e vomitato di forza nel suo angolino di storia”.

Chiesa fa un racconto appassionato e tinteggia ritratti che da soli valgono il prezzo delle pagine, come quello di GR7 Giovanni Roccotelli (sua la rabona, chissà se giocasse nei tempi d’oggi), Giampiero Ceccarelli (“non è stato il capitano del Cesena, è stato il Cesena”), Massimo Agostini (“il Condor è il più grande attaccante che abbia visto dal vivo”), Paolo Ponzo e tanti altri.

C’è un passaggio che colpisce: la retrocessione in serie C, nella tragica stagione post-Tardelli. Al Presidente Edmeo Lugaresi consigliano di far fallire il Cesena piuttosto che la terza serie. “Fallire un cazzo, Renato (Lucchi, nda), fallire sti du marun”.

Ecco se ci fosse ancora oggi un Edmeo così, col cavolo che i tifosi avrebbero saputo le coordinate di Notaresco, Vasto e Agnone.

Filippo Fabbri

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