Dal delitto perfetto di Pistoia al chapeau a Filippo Ganna

Qualche pallonata tra Pistoiese, Atalanta e Financial Times

E così il “delitto perfetto” è presto servito, meglio di un giallo di Agatha Christie. L’unica differenza sta nei colpevoli dal momento che qui nessuno pagherà per qualche cosa. Dunque, caso irrisolto. L’imputata è sempre quella, la Pistoiese (voto 2), che il prossimo anno prenderà parte al campionato di serie D. Incurante dei danni arrecati a Ravenna e Forlì, come se nulla fosse acquisterà il titolo dell’Aglianese rimanendo in quarta serie. Il bello è che sarà tutto a norma di legge, quindi patemi per i responsabili praticamente zero.

Meglio parlare di bel calcio allora e il pensiero non può che rivolgersi a Bergamo. Non solo per l’impresa contro gli ex invincibili del Leverkusen ma per le parole di Gasperini a caldo del titolo. “Non ci sono solo i titoli, quest’anno per esempio ha vinto anche il Bologna per il campionato che ha fatto, hanno vinto il Verona e il Lecce che si sono salvati”. Capito? Chi con poco porta a casa un tanto che sa di impresa merita come minimo un 9. Stefano Protti definiva le salvezze della Sammaurese le “nostre Champion League”, e aveva ragione. Finalmente anche il grande calcio si accorge che i “tituli” non sono solo quelli che finiscono in bacheca.

O forse no, non se ne accorge perché preoccupato per altre questioni. Ad esempio i giovani, sempre più lontani dagli eventi sportivi. Uno studio citato dal Financial Times dice che solo il 31% degli appassionati tra i 18/24 anni guarda un evento dal vivo. Tutto il resto, ovvero due su tre, si accontenta delle sintesi, dei frammenti. Tanto da coniare il neologismo di “generazione highlights”. Colpa dei games virtuali che appassionano di più, ma anche di un’offerta debordante con eventi a tutte le ore. Il troppo stroppia e finisce pure per annoiare. Voto? Boh. Sicuramente si va dal 5 in giù.

Mentre un voto alto va sicuramente a Filippo Ganna. Batte in crono il marziano Pogacar malgrado un paio di manate di gente che filmava col telefonino. “Chiedo alle persone di godersi il momento, di mettere via il cellulare e di guardare in faccia i corridori. Una registrazione non coglierà mai l’emozione di quegli attimi” (Repubblica 19/05). Cosa aggiungere a uno così se non dargli un 10. (2)

Filippo Fabbri

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