Dallo scudetto ad Auschwitz, Marani

Pubblicato su La Voce di Romagna, 21 settembre 2009, “Ricordiamoci chi era Arpad Weisz”

Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito”. Enzo Biagi non è stato l’unico ad ammettere di non aver saputo che fine avesse fatto uno degli allenatori di punta del calcio italiano anni Trenta, Arpad Weisz. Malgrado tre scudetti con due squadre diverse (Inter e Bologna), il suo nome è finito pressoché nel dimenticatoio, salvo poi ritornare d’attualità grazie a un libro.

Lo ha scritto Matteo Marani autore di “Dallo scudetto ad Auschwitz” (Aliberti editore, pp. 208, euro 14,00) dove ha seguito passo dopo passo l’incredibile vicenda di colui che lanciò nel grande calcio il giovanissimo Meazza. Due le ragioni che hanno portato Marani sulle tracce di Weisz: la passione per la storia, materia troppo spesso dimenticata nello sport; il comune legame con Bologna, compagine con cui l’allenatore ebreo vinse due scudetti (dal 1935 al 1937), rompendo il dominio juventino di cinque scudetti consecutivi.

Ma è proprio la vicenda bolognese a restare una delle pagine più buie della nostra storia, non solo sportiva. Siamo nel 1938, in Italia vengono approvate le leggi razziali e il Coni si trasforma in un ente per “il miglioramento fisico e morale della razza”, così la legge. Weisz alla guida del Bologna decide di dare le dimissioni dopo cinque giornate di campionato, dopo avere rifilato due reti alla Lazio. È il 16 ottobre 1938, data della sua ultima partita da allenatore nel nostro paese.

Il 10 gennaio di un anno dopo decide di lasciare l’Italia per approdare in Francia. Non dura a lungo, passa in Olanda dove allena il piccolo Dordrecht. Tira avanti fino al settembre del 1941 quando i nazisti vietano agli ebrei di frequentare gli stadi. Viene arrestato nell’agosto del 1942, per finire i suoi giorni ad Auschwitz, dove muore il 31 gennaio del 1944.

Di lui rimane il ricordo di primo allenatore a vincere il campionato a girone unico alla guida dell’Inter (1929-30), e un celebre manuale di tattica, “Il giuoco del calcio”, scritto a due mani, insieme al dirigente dell’Inter Aldo Molinari, con prefazione di Vittorio Pozzo, l’allenatore dei due successi mundial.

La memoria si era dimenticata di lui, la storia per fortuna no.

Filippo Fabbri

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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