Dinner Club 2 non convince

Pensieri a ruota libera sulla seconda stagione su Amazon Prime

Dinner Club edizione numero due (DC2) su Amazon Prime: tra luci e ombre. Se devo essere più schietto, il buio sopravanza la luce. Come tante seconde volte poco riuscite, andate in onda nel grande e piccolo schermo, anche questa non si discosta. Un peccato, perché il format del programma mantiene la sua originalità e il suo interesse: fa conoscere prodotti e territorio in un racconto leggero che non scade in banalità e spettacolo.

Il problema dell’edizione bis sta nello schema, perfetto nel copione, nella trama, nei tempi ma proprio per questo stereotipato. Quando il testo prevale su tutto perde mordente, va bene a teatro e magari nel cinema, mentre in un programma come questo lascia il suo appeal. Non a caso l’unico che si salva nella seconda edizione è Albanese, bravo nell’essere sé stesso davanti alla telecamera, un po’ come gli era ben riuscito a Fabio De Luigi. La Cortellesi si dimostra palesemente a disagio in contesti di questo tipo, idem per Giallini il cui personaggio sopravanza la persona. Si salva in parte Luca Zingaretti, poco loquace a tavola insieme al gruppo, un po’ più sbottonato in Romagna, probabilmente influenzato dalla convivialità della nostra terra che chiama della “gentilezza” (ospitalità sarebbe stata la parola più giusta, ma non sottilizziamo).

In tutto questo un ruolo centrale lo riveste Carlo Cracco, che è il fil rouge delle puntate. Il cuoco non sopravanza chi gli sta a fianco, gli lascia spazio, e questo dà ancora più centralità ai partner di turno. C’è chi lo affianca in scioltezza e il tandem riesce, c’è chi invece ha la malleabilità di una lastra di ghisa e fa flop. Sarebbe interessante vedere al suo fianco una personalità come Geppi Cucciari, una che fa della spontaneità il suo biglietto da visita.

Una nota infine alla Romagna, la terza puntata. Si è puntato su un racconto diverso: il carciofo moretto, il Convitto Emiliani delle Suore Domenicane, al Vecchio Convento a Portico, da Gorini a San Piero in Bagno, una breve capata in spiaggia alla Casa dei Romagnoli. In aggiunta una partita a calcetto e lo street food di mora romagnola. Il caos del mare e la calma della collina: scelte decisamente azzeccate.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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