Domenica nera, Claudio Paglieri

Pubblicato su La Voce di Romagna, 10 giugno 2008, “Il sistema Moggi? Era già tutto previsto. Da Paglieri”.

È uscito in edizione economica un libro sul calcio che a suo tempo avrebbe meritato un’attenzione maggiore da parte di critica e mondo pallonaro. Il volume è del giornalista del Secolo XIX Claudio Paglieri, dal titolo Domenica nera (Piemme, 2008, pp.366, Euro 10,50). Avrebbe meritato un’attenzione maggiore non tanto per le modalità del racconto: il giallo nel sistema calcio. Bensì, perché uscito nel 2005 aveva anticipato innumerevoli storture che sarebbero poi emerse in quello che è stato definito il “sistema Moggi”. Un libro per certi aspetti profetico, come a suo tempo aveva notato il settimanale Panorama: «Lo scandalo del calcio? Per scoprirlo non ci volevano mesi di indagini e intercettazioni telefoniche. Bastava leggere Domenica nera».

Ma cosa dice di così anticipatore Paglieri? Ecco cosa mette in bocca a un giornalista (Sandro Baffigo) che racconta il sistema calcio al commissario (Marco Luciani) che sta cercando di barcamenarsi in un’indagine tutt’altro che semplice: «La squadra di Rebuffo (ambiguo manager del romanzo, una sorta di Moggi, nda) quest’anno ha avuto dodici rigori a favore e due contro, ininfluenti. È quella che ha fatto più falli, anche più di quelle che lottano per la salvezza, ma ha meno ammoniti ed espulsi di tutti. L’arbitro migliore d’Italia, e dicono del mondo, uno di quelli che non si lasciano manovrare, gliel’hanno mandato una volta sola. Prima di giocare contro di loro, spesso le altre squadre si trovano uno o due giocatori-chiave squalificati, mentre a loro nelle sfide importanti non capita mai». Non è forse la fotografia del “sistema Moggi”? Facile scattarla a indagini in corso. Di tutt’altro segno se fatta prima che il bubbone esplodesse in tutto il suo fragore. Segno che quel sistema non era poi così sconosciuto agli addetti ai lavori che si aggiravano da quelle parti. La letteratura aveva anticipato tutto (e tutti) di un anno.

La storia è quella di un arbitro internazionale Tullio Ferretti di Livorno, trovato impiccato nello spogliatoio durante una importante partita per l’assegnazione dello scudetto, nello stadio Marassi di Genova. Tutto sembra portare al suicidio. Un commissario della polizia, Marco Luciani, vuole vederci chiaro. E cerca di capire quel mondo a lui sconosciuto popolato di strani personaggi, fatto di faccendieri, doppiogiochisti e assetati di denaro. Perché «il calcio è tra le prime industrie di questo paese, muove migliaia di milioni e non si può, non si deve fermare», dice uno di questi. Neanche davanti a un morto.

Qui l’articolo uscito su La Voce di Romagna il 10 giugno 2008.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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