“Il calcio e la Coppa del mondo”, Gian Paolo Ormezzano

A 46 anni di distanza ho ripreso in mano il mio primo libro bibliocalcistico

Il calcio e la Coppa del mondo” (Longanesi) di Gian Paolo Ormezzano è il libro del mio cuore. Perché è stato il mio primo libro bibliocalcistico. Avevo 8 anni e lo notai nella vetrina di una (l’unica) cartolibreria a San Mauro Pascoli. Il paese non aveva una sua libreria e i pochi volumi in vendita si trovavano da Mazzotti, storica cartolibreria ancora oggi presente, in quegli anni nella centrale via Pascoli.

Solo che il libro doveva essere acquistato e non avevo i soldi. Iniziai allora a lavorare ai fianchi mia mamma per riceverlo in dono. Sapeva della mia passione per il calcio, tanto che le recitavo a memoria le formazioni delle squadre come fosse il rosario, e quindi un libro così non era altro che il prosieguo della passione. E infatti mi arrivò in dono poco prima dei mondiali argentini. È stato il primo libro che ho letto in assoluto e affiancava il Guerin Sportivo che non mancava mai a casa grazie ai mei fratelli. Leggevo l’elenco dei giocatori, me li fantasticavo nei volti e nelle maglie, e su un’agenda incastravo formazioni anticipando il bricolage di nazionalità dei tempi d’oggi.

Col passare del tempo non so che fine abbia il libro di Ormezzano. Quando si cresce le esigenze cambiano e quel volume probabilmente sarà finito lontano da casa. Quanto però me lo sono ritrovato davanti a un mercatino, tutto un mondo di ricordi si è scatenato dentro e non ci ho pensato un attimo nel prenderlo di nuovo (questa volta per fortuna i soldi li avevo). Appena avuto un attimo in questi giorni l’ho anche riletto e devo dire che malgrado la distanza di decenni dalla pubblicazione (46 anni!), è curioso notare alcune cose che hanno ancora una loro attualità.

Come le considerazioni di Ormezzano sull’incidenza della televisione, che oggi ha assunto dimensioni colossali tanto da condurre il volante del pallone (il calendario lo stilano i diritti tv). Perché se c’è un’evidenza dei Mondiali è l’aspetto sempre più mediatico. In quello del Cile nel 1962 i giornalisti non cileni al sorteggio erano solo 2, in quello Argentino del 1978 erano già saliti a 600. “Siamo di fronte all’accettazione del fenomeno televisivo come fenomeno primario per l’esistenza del cosiddetto spettacolo”, scriveva Ormezzano.

Ma soprattutto quasi mezzo secolo fa l’autore sottolineava un aspetto che oggi è divenuto un dato di fatto: “Il tempo del giornalista grande e unico testimone oculare, cantore di cose che solo lui ha visto o comunque che solo lui è in grado di dire di avere visto, sembra definitivamente tramontato”. E in un altro passaggio la sentenza è netta: “Noi qui proclamiamo solennemente un atto di resa del giornalismo di fronte al giornalismo elettronico, della stampa scritta di fronte alla televisione”.

Per farla breve Ormezzano 46 anni fa aveva già capito tante cose…

Voto 10 (voto del cuore)

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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