Il centravanti è stato assassinato verso sera, Vazquez Montalban

Un capolavoro della letteratura sportiva

Se è vero quanto disse Palmiro Togliatti a un attonito Pietro Secchia, “E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?”. Ecco, parafrasando il leader del comunismo italiano, verrebbe da dire “E tu pretendi di parlare del Barcellona senza avere letto un libro di Vazquez Montalban?”. Perché ci sono personaggi imprescindibili nel comprendere lo spirito di un popolo e di una terra, e il giallista catalano è senza dubbio all’apice di questo pantheon. Un libro, in particolare, tratteggia quanto detto: “Il centravanti è stato assassinato verso sera” (Feltrinelli, 1991). Rappresenta una delle massime espressioni del thriller sportivo, per la capacità di raccontare i problemi di una città in piena metamorfosi attraverso il calcio.

Il Barcellona infatti è qualcosa di più di un club sportivo. È l’orgoglio di un popolo catalano che sempre ha dovuto sgomitare per salvaguardare la sua cultura al cospetto di un potere centrale che pochi sconti ha fatto a quel branco di indipendentisti dall’animo anarchico. Ma può essere anche il cavallo di troia per avventurieri il cui primo credo è la sete di denaro anziché le tradizioni.

Montalban racconta una città nel bel mezzo degli sventramenti urbani in vista di Barcellona 92, la prima Olimpiade senza i due blocchi contrapposti, quella che rimarrà alla storia per il Dream team (quello vero) del basket. A frapporsi in questa sete di speculazione edilizia c’è un campetto di calcio di una squadretta dei campionati minori. La squadra è il punto di riferimento in quello spicchio di periferia della città, in un linguaggio il cui registro esce dai canoni del palazzinaro di turno che si chiede come il calcio possa essere cultura.

La bravura dello scrittore sta nel raccontare questa vicenda su un doppio parallelo binario narrativo, che finisce per trovare un punto di congiunzione: c’è il Barcellona dei riflettori mondiali che acquista il pallone d’oro; c’è il Centellas della squadretta di periferia di cui si è parlato che mette in rosa un attaccante a fine carriera nel pieno del declino. A unire questi due mondi è il ruolo del centravanti, minacciato da misteriose lettere anonime che ne annunciano una fine tra il letterario e la cronaca nera.

A cercare di districarsi in questa intricata matassa è Pepe Carvalho, l’investigatore antifranchista fuori dagli schemi attorniato da un microcosmo di amici anch’essi tutt’altro che regolari. Pepe ha anticipato di un decennio una tendenza oggi ampiamente in voga, nella sua passione per la cucina e il vino. Il rammarico di vita di Pepe infatti sta nel non potere assaggiare quanto c’è di buono per l’insufficienza dei giorni dell’esistere. Per lui il cibo è cultura e vita e non certo video per attirare follower. Sarà un caso che buona parte dei giornalisti sportivi sono stati grandi appassionati di cibo e vino? Mario Soldati, Gianni Brera, Gigi Garanzini, Gianni Mura…

 

Voto 9/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: