A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Pubblicato su La Voce di Romagna, 4 gennaio 2007, “Quel mitico 2 a 2 al Manuzzi contro la Juventus”

“Amici sportivi, buon pomeriggio”. Chi non ricorda questo incipit tanto semplice quanto accogliente col quale Paolo Valenti, col solito volto rassicurante, apriva ogni domenica il programma televisivo “Novantesimo minuto”. Erano gli anni ’70 e tutti gli amanti del calcio verso le 18.30, con gli anni poi si anticipò verso le 18,10, si sintonizzavano su Rai Uno incollandosi davanti al video per veder i gol della giornata sportiva. Ora alle nuove generazioni potrà far sorridere il revival di questa trasmissione, vista l’attuale abbondante mole di proposte in video sul football. Eppure basta calarsi in quegli anni, neppure poi così lontani, vedere come era fatto il calcio d’allora, e capire cosa poteva significare una trasmissione tv. Tutte le squadre infatti giocavano la domenica alla stessa ora (oggi è uno spezzatino costante), c’era solo la Rai e l’unico momento per vedere i gol era appunto la trasmissione di Valenti. Nato poi con un format tutto suo: scarse o nulle erano le interviste a giocatori o dirigenti, poiché tutto il peso della cronaca si basava sulle immagini del match, nonchè sul commento del giornalista. E appunto il mezzobusto, che in un minuto e mezzo condensava un’intera partita, finiva per diventare un personaggio mediatico di primo piano, col quale identificare la propria squadra del cuore.
A raccontare quegli anni ci ha pensato uno degli storici autori di Blob, Marco Giusti, in un libro/dvd “Il meglio di 90° minuto” (Mondadori, 2007). In quasi due ore di video troviamo condensata l’essenza di quel programma che ha fatto la storia della Serie A, e che per alcuni anni ha fatto tappa anche in Romagna. La sponda è quella bianconera del Cesena, sempre in bilico tra campionati di A e B, piazza di provincia pronta a dare del filo da torcere ai blasonati squadroni. Non a caso il video di Giusti riporta alla luce uno spettacolare 2-2 al Manuzzi contro la Juventus (campionato 1982/83) in quello stadio gremito all’inverosimile ancora tutto in tubature di ferro. Sempre al Manuzzi, ma un anno prima, uno Scardova giovanissimo e arruffato commentava l’incredibile (e inutile) vittoria del Milan a Cesena (3-2) al termine di un’emozionante rimonta, che nulla valse però visto che la squadra rossonera finì lo stesso in serie B. Sempre in quell’anno il video fa vedere anche le immagini del Cesena al comunale di Torino per un clamoroso 6-1 subito ad opera della Juventus con tripletta di Bettega.
Anche Cesena, insieme ad altre piazze, aveva un suo mezzobusto di riferimento, con la differenza che veniva inviato dalla redazione regionale di Bologna, e quindi non si trattava di un corrispondente tout court. Il primo fu Piero Pasini firma piuttosto nota nel giornalismo sportivo che morì d’infarto durante una radiocronaca al Dall’Ara per la trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”. Al suo posto arrivò un Roberto Scardova molto giovane, poi a seguire Pierpaolo Cattozzi.
Usando una formula potremmo dire personaggi “ordinari”, nulla in confronto al viso da “cucciolo” di Tonino Carino da Ascoli, o al toscano accentuato di Marcello Giannini da Firenze, o di un giovane ancora in taglia sottile di Gianpiero Galeazzi da Roma. E ancora Luigi Necco da Napoli sempre circondato da rumorosissimi tifosi che fanno ciao con la manina, Ferruccio Gard da Verona col volto sempre corrucciato, Giorgio Bubba da Genova alle prese tra Genoa e Sampdoria, Cesare Castellotti da Torino con le giacche sgargianti. Nell’elenco non possono mancare Gianni Vasino da Milano che le parole le snocciola in libertà e a volte è un’impresa trovarne il senso, Franco Strippoli da Bari con un tragico riporto, un giovanissimo col volto da infante Lamberto Sposini da Perugia, così come Maurizio Caligaris da Udine sempre in cardigan. Il libro poi riporta anche un serie di gaffe da blob del giornalismo. Ne citiamo una delle più clamorose di Marcello Giannini che volendo fare il letterato si avventurò in un ardito “Ed è subito gol, come direbbe Ungaretti”. Peccato che invece si trattasse di Quasimodo…
Filippo Fabbri