Il Sogno di Achille. Il romanzo di Gigi Riva, di Vulpio

Recensione del libro su Gigi Riva, “Il sogno di Achille”, pubblicato su Romagna Gazzette giugno 2021

Non è facile approcciarsi ai miti. Il rischio dello scotto è sempre dietro l’angolo. Sono un po’ come le opere d’arte nell’imballo, da trattare con cura. Di complicato in particolare c’è l’approccio. Carlo Vulpio ha senza dubbio scelto la strada più difficile. Anzitutto per l’oggetto del racconto, Gigi Riva, uno dei totem della storia del calcio. Poi per il metodo: un libro che si legge come un romanzo ma contiene le informazioni di un saggio. Il volume in questione è “Il sogno di Achille” (editore Chiarelettere, 2020), a modesto parere uno dei meglio riusciti sulle celebrazioni del mezzo secolo dello scudetto del Cagliari.

Era il 1970 quando la squadra sarda si issò sul gradino più alto del calcio, combinazione riuscita tra la saggezza di un allenatore unita a un organico altamente competitivo per le strane congiunzioni del mercato, condotto dall’abile manovratore Arrica. Come scrisse Gianni Brera, quel successo “rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia”. E malgrado fossimo già una Repubblica, l’isola sarda aveva assurto un giocatore a suo re: Gigi Riva.

Sbarcato in Sardegna contro voglia, finisce per amare quella terra al punto da farla propria sino ai giorni nostri. Le sirene delle grandi squadre erano sempre accese nell’ammaliare giocatore e società con proposte per palcoscenici ben più prestigiosi e ambiziosi. Riva, moderno Achille contemporaneo secondo l’immagine di Vulpio, stregato da un quadro dipinto da Alberto Savinio (“Il sogno di Achille”), la sua scelta l’aveva fatta: la terra dei silenzi, degli spazi desolati, ancora lontana dai riflettori del Billionaire. Quello era il suo habitat ideale per un carattere chiuso e riservato come il suo.

C’è un fatto che racconta bene il personaggio Riva, il compimento dei suoi 70 anni. Tutta Italia lo cercava, televisioni e giornali lo tempestavano con richieste di interviste, lui si negò democraticamente a tutti, rendendosi irreperibile in quei giorni. In un’epoca come quella che viviamo, dove colpire la palla è solo uno dei tanti aspetti di un calciatore famoso, Riva è l’antitesi di tutto ciò. E insieme a lui lo sono quei campioni che vinsero quell’unico scudetto isolano. Tutti “figli della guerra”, scrive Vulpio, bravo nell’affrescare il libro con continui riferimenti a quegli anni scanditi dalle conquiste dello Statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio, gli studi di Gavino Ledda, la musica di De Andrè e tanto altro.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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