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“Le cooperative del vino brindano. In 12 anni export cresciuto del 130%”, Corriere Romagna 28 marzo 2023

Roma – Se l’Italia viaggiasse come le cooperative del vino sarebbe la locomotiva dell’Europa, se non di più. Negli ultimi dodici anni (2010-2022) l’export del settore è cresciuto del +101%, passando da 4 miliardi di euro a circa 8. In sostanza è raddoppiato. Bene e applausi. Che diventano standing ovation se si passa all’analisi delle performance delle cooperative che sono sì cresciute ma del +130%. In sostanza hanno fatto meglio delle esportazioni nazionali. Il dato diviene ancora più sostanzioso se si passa al fatturato nello stesso periodo: +31% il settore nazionale, +88% il mondo coop. Quasi tre volte di più. E visto che il mondo cooperativo produce il 58% del vino italiano e contribuisce al 40% in valore possiamo catalogare il comparto alla voce “sana e robusta costituzione”.
“È l’efficacia di un modello che ha saputo rispondere alle sfide di questi ultimi anni”, afferma Fabio Del Bravo di Ismea che ha curato l’indagine per conto di Alleanza delle cooperative. Prima di tutto sul fronte dell’offerta. Più di dieci anni fa oltre un terzo del vino coop all’estero era sfuso, adesso è sceso al 17% con ulteriori margini al ribasso. Si è puntato quindi sull’imbottigliato in una scommessa giocata sul valore del prodotto. Poi c’è la questione delle dimensioni, che contano eccome. “A crescere di più negli ultimi 12 anni come fatturato totale sono state le medie imprese, mentre quelle che sono riuscite a realizzare performance migliori sui mercati esteri sono le imprese che hanno fatturati superiori a 50 milioni di euro – ancora Del Bravo -. Solo le microimprese hanno avuto un calo delle vendite sui mercati esteri (-10%)”. All’estero quindi si va solo se si è strutturati per farlo. E i principali mercati del mondo coop sono Germania in ambito europeo, seguita da Francia e Paesi Bassi, mentre extra UE gli Stati Uniti si collocano in prima posizione per il 65% delle cantine esportatrici, seguiti da Canada e Giappone.
“Le cantine cooperative nell’immaginario sociale sono accostate al vino nel bottiglione di scarsa qualità per la sagra di paese – afferma togliendosi qualche sassolino Carlo Piccinini presidente di Alleanza cooperative Agroalimentari – L’indagine di Ismea ci dice che le cose non stanno così. Per arrivare ai mercati lontani servono dimensioni aziendali e il mondo cooperativo ha fatto passi da gigante. Importante è l’apporto dell’Unione Europea in questa direzione attraverso i fondi in sostegno all’export e per la riconversione dei vigneti”.
Sul tasto europeo spinge anche Luca Rigotti, Coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative: “Non è un caso che le ottime performance sui mercati esteri siano avvenute in un lasso temporale che corrisponde in gran parte con l’introduzione di una misura di sostegno europea, quella della promozione nei paesi terzi, che ha contribuito certamente a portare il vino italiano nel mondo”.
