Bonini, Massimo

Pubblicata su La Voce di Romagna il 7 settembre 2009: “Quando Bonini correva per tutti”

Una vita da mediano, sempre a recuperar palloni. Ligabue aveva in mente Lele Oriali, qualcosa del suo inconscio forse lo portava a Massimo Bonini. La maglia era sempre a strisce, bianconere anziché nerazzurre. Erano gli anni ’80, quelli del boom di campioni in Italia (Maradona, Falcao, Rumenigge, Zico, Platini…), personaggi che non sarebbero stati nessuno se qualcuno non avesse corso per loro. Bonini era uno di quelli, il polmone di un Micheal Platini che si poteva permettere il lusso di fumare negli spogliatoi tra il primo e il secondo tempo: “l’importante è che non fumi Bonini, è lui che deve correre anche per me!”, così all’Avvocato che lo rimproverava. Malgrado i tanti chilometri macinati mettere a confronto la sua immagine di oggi con quella negli storici album Panini non par di scorgere quella gran differenza. Insomma, un Dorian Gray del pallone, nonostante i quasi cinquant’anni ormai alle porte (le candeline le spegnerà il 13 ottobre prossimo).

Partiamo da una curiosità: è vero che Platini fumava tra primo e secondo tempo?
“Capitava ogni tanto ma solo in qualche amichevole”.

Quindi non è così vera la storia con l’Avvocato.
“Solo in parte. Quella frase Platini gliela disse per davvero ma eravamo a casa di Agnelli a Villar Perosa, non durante una partita”.

Lo sente ancora Platini?
“Ci siamo visti poco tempo fa a San Marino in occasione dell’inaugurazione della sede della Federazione: mi ha confidato che faticava meno prima, quand’era in campo, rispetto ad ora”.

Per forza, Bonini correva per lui…
“Sicuramente sudavo più io di lui, ma non è poi così vero che non corresse”.

Come lo giudica da presidente dell’Uefa?
“Condivido le sue battaglie. È giusto che il calcio sia guidato dagli ex calciatori”.

È d’accordo anche quando dice che è immorale pagare oltre 90 milioni di euro un giocatore?
“Sì, tutto avere un limite. Comunque faceva un discorso più articolato affermando che non è morale per una società spendere più soldi di quanti ne ha in cassa. Mi sembra un principio sacrosanto”.

Il suo primo stipendio da calciatore?
“Se non ricordo male 500mila lire nel Bellaria. Il bello è che guadagnavo di più con i premi partita anziché con la mensilità”.

Beh siamo lontani dai 90 milioni per Cristiano Ronaldo…
“Un abisso, anche se nella mia carriera non posso certo lamentarmi. Ho avuto la fortuna di fare un lavoro dove ho guadagnato bene e soprattutto mi sono divertito. Non capita tutti i giorni. Poi lo dico con sincerità, l’entità dell’ingaggio non è mai stato un problema per me”.

Alla Juve prese il posto di Furino, una bandiera.
“Ero in ballottaggio con Prandelli, alla fine la spuntai io. Quasi non mi sembrava vero: a 16 anni giocavo nel torneo dei bar a San Marino, a 21 vestivo la maglia della squadra più forte d’Italia. Acquistato quell’anno insieme a un mito del calcio Paolo Rossi”.

Esordio con i bianconeri: incontra il suo ex Cesena e vince 6-1.
“Strana sensazione che non mi ha fatto gustare appieno quell’esordio”.

In effetti solo un anno prima aveva contribuito al salto in A con Bagnoli.
“Sono debitore a tante squadre ma al Cesena più di tutti. È qui che ho conosciuto gli alti livelli e mi sono espresso al meglio. Devo dire che eravamo un bel gruppo di giovani: Piraccini, Lucchi, Garlini…”

Lei è stato allenato da grandi allenatori, Trapattoni, Bagnoli…a chi è più debitore?
“A Pietro Paolini”.

Chi scusi?
“Era l’allenatore della Juvenes nel campionato sanmarinese. Avevo 16 anni, avevo abbandonato il calcio perché nel San Marino mi consideravano troppo piccolo fisicamente. Una delusione. Il mio amico Pietro, che abitava a 50 metri da casa mia, mi convinse a giocare nella squadra che allenava, appunto la Juvenes”.

Dalla Juvenes alla Juve: quasi un segno del destino?
“Col senno di poi in effetti è così”.

Se non avesse fatto il calciatore…
“Avrei fatto il maestro di tennis. Mi ero messo in testa che quello poteva essere il mio futuro”.

Forse le cose sono andate meglio nella realtà.
“Infatti torniamo a parlare di calcio”.

Due finali di coppa dei Campioni un po’ particolari.
“Quella di Atene persa con l’Amburgo fu un’assurdità. Era la migliore Juve in assoluto dei miei anni a Torino, partivamo favoriti, eppure perdemmo la finale”.

Altra finale, tragedia all’Heysel Bruxelles.
“Lì vincemmo ma quella coppa non l’ho mai sentita mia. Troppo assurda quella notte. La partita andava giocata per evitare altri scontri, ma come fai a festeggiare un trofeo dopo tanti morti? Infatti nessuno di noi esultò”.

Dopo la Juve, gli eterni rivali del Cesena: il Bologna.
“Avevo ancora un anno di contratto alla Juve, volevo però tornare vicino a casa. Era il 1988 e Bologna mi sembrava la squadra più adatta a me. Quattro stagioni in una città in quegli anni vivibilissima”.

Lì incontrò di nuovo Antonio Cabrini. A proposito lei andrebbe a un reality?
“No, e per fortuna non me l’hanno mai proposto. Forse qualcuno gli ha raccontato la mia avversione a quel genere di programmi televisivi”.

È stato tra i pochi a giocare in due nazionali: italiana e sammarinese.
“Diciamo che è avvenuto per motivi burocratici. Della maglia azzurra comunque ho vestito solo quella dell’Under 21”.

Difficile ottenere soddisfazioni con quella del San Marino…
“Non direi. Qualcuno a volte sorride quando parla della nazionale sammarinese: sconfitte tante, molti gol al passivo, giocatori per lo più non professionisti. In realtà è un onore farne parte: fa conoscere San Marino nel mondo intero. Poi c’è sempre il rispetto degli avversari, da qualsiasi parte si vada a giocare. Qualche soddisfazione poi un giocatore se la può togliere: per esempio la nostra nazionale ha inaugurato l’Amsterdam Arena in Olanda”.

Più difficile allenare o giocare?
“Allenare senza ombra di dubbio. Un calciatore fa parte di una squadra ma rimane pur sempre un singolo. Un allenatore deve guardare a un insieme di cose: giocatori, presidente, staff, tifosi, senza dimenticare l’aggiornamento continuo. Un calciatore finita la gara chiude tutto. Per un allenatore è il contrario: finita la partita inizia il dopo gara con interviste, analisi del match, discussioni…”.

Si sente più romagnolo o sammarinese?
“Un sammarinese si sente naturalmente romagnolo. Dubito che si possa dire il contrario”.

Favorevole alla Regione Romagna?
“L’argomento mi interessa poco. Secondo me i romagnoli hanno una marcia in più nell’essere lavoratori e nella fantasia. Non mi sembrano però valide ragioni per giustificare una Regione autonoma”.

Prodotto tipico della Romagna?
“La piadina”.

Da un po’ di tempo non allena.
“Ma non mi sono distaccato dal mondo del calcio. Fra qualche settimana partirò per gli Stati Uniti per mettere a punto alcune scuole di calcio. Lì c’è grande dinamismo. Chissà che non sia negli States la nuova frontiera del calcio”.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare. Inoltre, questo sito installa Google Analytics nella versione 4 (GA4) con trasmissione di dati anonimi tramite proxy. Prestando il consenso, l'invio dei dati sarà effettuato in maniera anonima, tutelando così la tua privacy. Noi e i nostri partner pubblicitari selezionati possiamo archiviare e/o accedere alle informazioni sul tuo dispositivo, come i cookie, identificatori unici, dati di navigazione. Puoi sempre scegliere gli scopi specifici legati al profilo accedendo al pannello delle preferenze pubblicitarie, e puoi sempre revocare il tuo consenso in qualsiasi momento facendo clic su "Gestisci consenso" in fondo alla pagina.

Elenco di alcune possibili autorizzazioni pubblicitarie:

Puoi consultare: la nostra lista di partner pubblicitari, la Cookie Policy e la Privacy Policy.
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy