Giuseppe Lorenzo

Pubblicato su Cesena Sport, “Lorenzo il Magnifico”, novembre 2024
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Giuseppe Lorenzo, per tutti Pino, è un tipo che di gol ne ha fatti tanti. In serie A e B per iniziare, in C è stato capocannoniere, dentro l’ha buttata persino in Coppa Uefa e Coppa delle Coppe. Di recente ha ritrovato l’ebbrezza del gol guidando dei ragazzi sul tetto d’Italia. È l’Under 18 della Sammaurese, laureatasi Campione d’Italia 2023/24, premiata a Firenze dal Presidente Giancarlo Abete, dopo la finale vinta contro i laziali dell’Aranova.

Lorenzo, come è arrivata la vittoria?
È un progetto partito tre anni e mezzo fa con Fusco Cono. Il settore giovanile della Sammaurese era reduce dal difficile periodo del Covid. Da lì siamo partiti con un gruppo di ragazzini e pian piano siamo arrivati a un buon numero. Lo scorso anno abbiamo raccolto il lavoro coronandolo con l’annata più bella. È un percorso che sta proseguendo con giovani di valore e prospettiva.

Si sarebbe aspettato un risultato così prestigioso?
Prima abbiamo vinto il Campionato regionale nella finale contro il Real Sala Bolognese ed è stato un bel traguardo. Poi abbiamo disputato le fasi finali e i ragazzi sono stati bravi nel mantenere l’equilibrio e la concentrazione conquistando il titolo nazionale.

A livello personale cosa significa per lei questo traguardo?
Sono in panchina da oltre 25 anni e questa è stata una bella soddisfazione perché costruita quasi dal nulla e approdata a un obiettivo importante che ha visto dei ragazzi crescere.

A proposito di ragazzi: lei giovanissimo, dopo l’esordio in serie A col Catanzaro approda in Romagna.
Con il Catanzaro feci un torneo a Savarna, presente anche il Cesena. Mi nota Giancarlo Magrini e l’anno dopo mi porta a Cesenatico in Interregionale dove faccio 22 reti e vinciamo il campionato. Personalmente non fu facile allontanarmi da casa, ero ragazzino, tanti i chilometri di distanza. Ho avuto la fortuna di essere accolto dalla famiglia Farabegoli come se fossi uno di loro e così mi sono subito ambientato. Da Catanzaro eravamo in tre, prima ospitati dai Farabegoli, poi dopo un mese siamo andati in un appartamento messo a disposizione della società.

Che effetto le fa vedere, anzi non vedere il Cesenatico, che oggi non esiste più nel calcio?
Mi dispiace tanto. Insieme a un paio di persone avevamo cercato di riportare in vita la squadra solo che non era stato possibile perché c’era un progetto in atto col Bakia. Queste sfide mi sono sempre piaciute come quando abbiamo dato vita al settore femminile del Cesena con Giorgio Lugaresi, oppure nel progetto con la stessa Sammaurese tre anni fa.

Torniamo alla sua carriera. Dopo Cesenatico torna in B al Catanzaro.
Era allenato da Silipo, faccio 33 presenze, solo che retrocediamo in C. La stagione successiva arriva GB Fabbri, vinciamo il campionato e vinco la classifica capocannonieri. Da lì è arrivata la Sampdoria.

Va a Genova e trova una concorrenza monstre: Vialli, Mancini e Francis.
Una bella esperienza che mi ha forgiato come persona. Ho capito il peso dei rapporti, come quello di odio e amore che ho avuto con Boskov. Ancora oggi viene considerato un grande allenatore, ancora oggi ho i miei dubbi personali. Dico tutt’altro invece del presidente Mantovani, che mi ha aiutato tantissimo. Il mio passaggio a Cesena è avvenuto grazie a lui.

Come è avvenuto?
Il Presidente mi mette davanti un foglio con 17 squadre e mi dice: scegli quella che vuoi. Ne volevo una dove potessi giocare. Scelgo Cesena che aveva appena vinto gli spareggi a San Benedetto. E’ stata la scelta giusta, era allenata da Bigon, facevo coppia con Rizzitelli. Facciamo un gran campionato e ci salviamo. Personalmente sarei rimasto a Cesena, lo dissi anche a Bigon, solo che la società fece altre scelte e così la Sampdoria mi mandò a Bologna.

A Cesena però ci rimane per la vita visto che ci abita.
Qui ho conosciuto mia moglie. Poi è una città a misura di persona, si sta bene, la gente è affabile. Mi vien da dire che in tutta la Romagna si sta bene.

Dopo altre esperienza come giocatore, decide di fare l’allenatore. Un passaggio naturale?
No, perché avevo iniziato a fare il procuratore, in tempi nei quali muovevano i primi passi. Collaboravo con la squadra di Alemao. La svolta è avvenuta quando il Cesena mi ha chiamato per il settore giovanile nel 2001 con la Berretti.

Poi arrivano alcune esperienze.
Nel 2009 vado a Castel San Pietro in D dove ci salviamo. Prima ancora un’esperienza importante è stata a Foligno. Qui ricordo Federico Cherubini, l’ex diesse della Juventus. Era molto bravo, si presentò da me al campo con una borsa della spesa con dentro gli scarpini. Conquistammo la salvezza con una squadra composta da 9/11 di Foligno. Nel campionato successivo alla 14° giornata eravamo quarti, a un certo punto il Presidente cambia tutto convinto da un procuratore brasiliano. Va tutto a scatafascio, così come l’intero progetto.

Tempo di bilanci. Il suo gol più bello?
In Coppa Uefa col Bologna contro l’Admira Wacker. Aggiungo la rovesciata col Catanzaro nella vittoria del campionato e il gol salvezza col Taranto. Non ho fatto tante reti ma sono state pesanti. A volte ne bastano poche ma dal peso specifico importante, piuttosto che tante di poco valore.

Il marcatore che le ha reso la vita più difficile?
Brio e Vierchowod. In quei tempi le marcature erano a uomo e non era facile. Devo anche dire che i difensori avevano un certo timore nel marcarmi perché fisicamente non mi tiravo indietro.

L’allenatore di cui è più debitore?
GB Fabbri a Catanzaro e Claguna a Pistoia. Quest’ultimo è stata la persona più corretta e leale che ho avuto. È stato come un padre. Addirittura ad alcuni di noi aveva affidato la guida della squadra con ragazzini come Doni, Pagotto, Zanini, Manfredini.

Un consiglio a un giovane attaccante?
Il ruolo è cambiato tanto. Un tempo era il punto di riferimento più avanzato ora deve sapere giocare con la squadra. Poi deve avere il fuoco dentro: cercare la porta, l’istinto del momento e soprattutto saper legare al gioco della squadra.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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