Boranga, Lamberto

Intervista pubblicata su La Voce di Romagna il 25 gennaio 2010:  «Vu zughé o t’vu fè e dutur?»

Accademico d’Italia, numero uno in tutti i sensi: plurilaureato e portiere…”. Così per Fernando Acitelli, che in pochi versi ha riassunto la vita di Lamberto Boranga. Più che un portiere un’istituzione alla voglia di vivere, sempre alla ricerca di nuove sfide e nuove barriere da oltrepassare. Tante le maglie vestite: su tutte il marchio del suo personaggio. Come a Cesena, quattro stagioni dell’era Manuzzi (1973/77), vissute in maniera originale: un caffè con grappa durante la partita, il cappellino lanciato in aria, l’impegno all’ospedale Bufalini. E ancora, due lauree, record nell’atletica, l’impegno politico, la passione per la cultura, sino all’attività sportiva mai andata in pensione, suggellata dal rientro all’età di 67 anni in Seconda categoria. Incontro Boranga a Cesena a casa di amici, cittadina dove ancora oggi si sente con tanti compagni d’avventura. Vive a Perugia.

Tutti la chiamano Bongo, perché?
“E’ il diminutivo di Boranga. Chiamavano così mio fratello, poi è passato a me: all’inizio ero Bonghino, una volta cresciuto sono diventato Bongo”.

Ha giocato a Perugia, Fiorentina, Reggiana, Brescia…poi nel 1973 arriva a Cesena a trent’anni.
“Sinceramente l’idea del ritorno in serie A l’avevo abbandonata. Mi ero laureato in biologia, avevo già la specializzazione in microbiologia, lavoravo all’Istituto di Igiene e profilassi di Reggio Emilia. Da poco avevo firmato il contratto ed ero in attesa del primo stipendio. Era un posto di prestigio, guadagnavo 600mila lire al mese”.

Finché un giorno…
“Mi chiama il segretario della Reggiana e mi dice che mi cerca Manuzzi, il presidente del Cesena. Ricordo l’incontro. Senza tanti giri di parole mi chiede: «Vu zughé o t’vu fè e dutur?» (vuoi giocare o fare il dottore?, nda).

Lei risponde?
“«Se ci mettiamo d’accordo sulla cifra posso fare anche il calciatore», dico io. Manuzzi poi mi parla del prestigio della serie A”.

In definitiva, accordo fatto.
“Ho accettato un po’ per il fascino della massima serie, un po’ perché ci siamo messi d’accordo sulla cifra, circa tre milioni al mese”.

E il lavoro a Reggio Emilia?
“Mi sono licenziato. Scegliendo Cesena ho dato una svolta alla mia vita. Sono passato da un avvenire già definito, con un lavoro sicuro e che mi piaceva, alla rischiosa scelta del calcio”.

Tutto questo per fare il secondo di Mantovani.
“In qualsiasi posto sono quasi sempre partito come secondo. Forse per colpa del mio carattere, del mio essere estroverso, delle leggende su di me che mi hanno sempre dipinto come un don Giovanni. Insomma, sul mio conto sono sempre circolate tante sciocchezze, mai rispondenti al vero. Nella realtà sono sempre stato un professionista serio”.

Prima di Cesena giocava a Reggio: per paradosso si becca proprio col pubblico cesenate.
“Ricordo quella partita. Passiamo in vantaggio, vado a festeggiare con un po’ di foga i miei compagni. Il Cesena pareggia con Ferrario, in una situazione confusa e un po’ contestata: partono degli sfottò nei miei confronti, a cui rispondo. Parlare di screzi, però, mi sembra eccessivo”.

Quattro stagioni a Cesena: quale la più bella?
“Quella con Marchioro (1975/76, nda), culminata con la conquista del posto in Coppa Uefa”.

Con Marchioro, tra l’altro, sembrava destinato a fare il secondo di Bardin.
“Come sempre. Fu Marchioro a scommettere su di me. Mi diede la massima fiducia, io lo ripagai. Non a caso quell’annata giocai tutte le partite”.

L’annata più brutta?
“L’ultima: 1976/77. Si era creata una situazione difficile, colpa di una squadra costruita male, soprattutto in difesa dove era stato ceduto Danova, non rimpiazzato nel giusto modo. Anziché rafforzarci, visto l’impegno in Uefa, ci eravamo indeboliti. L’inizio di stagione fu drammatico, con un allenatore nuovo (Corsini, nda) preso non si sa dove, solo per risparmiare dei soldi. Aggiungo, tutto ci girò anche storto”.

Per esempio?
“Partita contro il Foggia: faccio una gran parata, la palla carambola su un difensore, Battistoni, che la butta in rete. Penso di essermi spiegato”.

Nulla da salvare di quell’annata?
“Il finale. Ferrario (subentrato a Corsini, nda) alla fine puntò su alcuni giovani come Valentini, Piangerelli, De Falco, e devo dire che abbiamo giocato un buon calcio”.

La partita più bella col Cesena?
“Contro la Juventus, vinta per 2 a 1. Non è stata la migliore per me, però la ricordo come se l’avessi giocata ieri: 21 marzo 1976”.

L’attaccante che ha temuto di più?
“Ne dico tre: Anastasi perché mi ha fatto tanti gol, Riva che ho incontrato quando però era ormai al termine della carriera, Bettega. Più in generale, gli attaccanti mi sono sempre stati antipatici”.

Lo sbaglio più eclatante che ha fatto a Cesena?
“In Romagna non ne ricordo di grossi. L’unico, forse, nella partita di ritorno in Uefa contro il Magdeburgo. Non fu proprio una svista: ero uscito un po’ troppo avventatamente su Sparwasser, purtroppo fece gol. Nulla però in confronto a Reggio”.

Cosa successe?
“Ne feci una clamorosa. Giochiamo contro la Lazio, entrambe puntiamo alla A. Un attaccante biancoceleste, di cui non ricordo il nome, a pochi passi da me scaglia un puffetto che fatica ad arrivare in porta. Io sono già pronto ad agguantare il pallone per poi rilanciare l’azione: purtroppo non prendo la palla, che entra in rete. Un errore madornale”.

È vero che si faceva servire un caffè durante la partita?
“Soffrivo di pressione bassa. Mi mettevo d’accordo col massaggiatore che mi portava il caffè dietro la porta. A volte ci metteva anche un goccino di grappa, soprattutto quando faceva freddo”.

Esordio in Uefa subito da protagonista: molla un pungo al celebre Sparwasser.
“Per colpa mia hanno espulso Oddi. C’è stato uno scambio di persona, probabilmente perché eravamo entrambi biondi”.

Perché quel pugno?
“Sparwasser si era procurato un rigore simulando un fallo inesistente, abboccato dall’arbitro, lo spagnolo Ibanez. Ne nasce un parapiglia, Oddi spinge il giocatore tedesco, che reagisce con un’altra spinta. A quel punto intervengo io e do un pugno da dietro a Sparwasser colpendolo sulla guancia. Lui stramazza a terra e rifà un’altra sceneggiata apocalittica, simile al rigore che non c’era. Il guardialinee, non vede nulla, intuisce solo qualcosa e così incolpa Oddi”.

Il fatto finì lì?
“Assolutamente no. Prima della partita di ritorno Sparwasser dichiara ai giornali tedeschi la propria paura di giocare a Cesena, teme un altro cazzotto. In realtà si giocò una partita corretta e purtroppo proprio Sparwasser mise fine alla nostra rincorsa”.

Perché lanciava in aria il cappellino quando giocava?
“Faceva parte del training autogeno proposto dal dottor Magni. Attraverso quel gesto, come riflesso condizionato, recuperavo la concentrazione massima”.

È vero che quel gesto mandò in tilt Gigi Riva?
“Sì, ma il training autogeno quella volta non centrò nulla. Riva calcia il rigore, io lancio in aria il cappellino, lui perde la concentrazione e sbaglia il tiro, colpendo due volte il palo. Alla fine addirittura vinciamo”.

Nel periodo cesenate lega con la vita culturale della città.
“Ho sempre nutrito interessi culturali. A Cesena per esempio avevo legato con Alberto Sughi, a cui avevo fatto conoscere Valerio Zurlini. Il regista, tra l’altro, era entusiasta di me poiché avevo parato un rigore a Bruno Giordano. Posso dire, in sostanza, che non ho vissuto di solo pane e pallone”.

Una mosca bianca nel calcio.
“Non direi, per esempio Braida era un personaggio con altrettanti interessi”.

Sempre a Cesena presta servizio al Centro Tumori del Bufalini.
“Ero ancora biologo, studiavo per diventare medico. Iniziai a fare ricerca nell’ospedale. Tra l’altro comprammo un ecografo all’avanguardia per quegli anni, attraverso una sottoscrizione con Il Resto del Carlino: raccogliemmo 80 milioni. Il Bufalini fu tra i primi in Italia ad avere un ecografo”.

Nel 2002 ritorna a Cesena ancora da calciatore: questa volta calcio a 5.
“L’anno prima facevo il dodicesimo in B nel calcio a 5 a Perugia. Proprio contro il Cesena si fa male il portiere titolare e così tocca a me. Faccio una partita incredibile, paro tutto. Paolo Para, presidente di Romagna Iniziative, l’anno dopo mi chiede se voglio fare il secondo a Cesena: accetto e gioco due stagioni”.

Arriviamo a oggi: a 67 anni ritorna in campo con l’Ammeto in Seconda Categoria.
“Mentre cambiavo le gomme della mia Porsche, qualcuno dell’officina mi chiede se sono disponibile a giocare la prima gara di campionato in quanto i due portieri della squadra sono entrambi squalificati. Eravamo in luglio. Decido di pensarci su. Non faccio in tempo ad arrivare al bar che tutti mi chiedono di accettare”.

E lei?
“Accetto, ma decido di fare le cose per bene. Inizio ad allenarmi con un mio amico preparatore di portieri, poi insieme al Perugia calcio. Disputo le tre partite di Coppa e la prima di campionato dove gioco piuttosto bene. Mi chiedono di fare anche la seconda e qui vengono fuori tutti i miei limiti: si gioca in un campetto parrocchiale, situazione non adatta alla mia età”.

Poi basta?
“Già prima della seconda gara avevo deciso che sarebbe stata l’ultima”.

A proposito di evergreen, detiene diversi primati in atletica: come è possibile?
“L’atletica è sempre stata la mia seconda passione. Quando lo stadio di Cesena ospitava la pista d’atletica, spesso scappavo per andare a fare salto in alto. Detengo ancora oggi i primati nelle categorie over, nel salto in alto, nel salto in lungo e nel salto triplo”.

Lei è stato tra i primi a denunciare l’uso di cocaina nel calcio.
“Secondo me nel calcio non c’è un doping mirato, ma gira tanta cocaina. Sono molti i segnali che lo confermano: viene utilizzata come antidepressivo e lo si nota nei cambi d’umore di tanti sportivi. Purtroppo il calcio si accomuna sempre di più al mondo dello spettacolo”.

Tra i primi anche a parlare di Sla.
“Il calcio deve fare qualcosa per capirci di più. Per essere ancora più chiaro: il movimento calcio ha i mezzi per farlo e lo deve fare prima ancora dei medici”.

Impegno in politica: dal Pci alla Lega.
“Chissà perché buona parte di quelli della Lega provengono dalla sinistra. D’altronde mi sa dire oggi dov’è la sinistra (fa il gesto di guardarsi in giro, nda)? Il mio impegno alla Lega è stato per la campagna elettorale di Angelo Alessandri a Reggio Emilia, candidato sindaco”.

Cesena ha sempre avuto tanti buoni portieri, Rossi, Fontana, Antonioli…perché?
“Perché Cesena ha una pressione minore rispetto ad altre piazze”.

Si sente romagnolo?
“Mi sento emiliano-romagnolo al 99 per cento”.

Favorevole alla Regione Romagna?
“Bossi non sarà d’accordo con me, ma non sono favorevole alla Regione Romagna: bisogna risparmiare. Riconosco però una netta distinzione tra un romagnolo e un emiliano”.

Favorevole all’insegnamento del dialetto a scuola?
“Sì, per salvaguardare la propria identità”.

Il pregio di un romagnolo?
“La spontaneità. Magari è un po’ paraculetto, però ha una passionalità che pochi hanno”.

Il difetto?
“L’ignoranza, in senso culturale. L’Emiliano è più acculturato ma freddo. Il Romagnolo è caldo ma si interessa poco del sapere”.

Il giocatore romagnolo più forte?
“Dico un portiere: Antonioli”.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare. Inoltre, questo sito installa Google Analytics nella versione 4 (GA4) con trasmissione di dati anonimi tramite proxy. Prestando il consenso, l'invio dei dati sarà effettuato in maniera anonima, tutelando così la tua privacy. Noi e i nostri partner pubblicitari selezionati possiamo archiviare e/o accedere alle informazioni sul tuo dispositivo, come i cookie, identificatori unici, dati di navigazione. Puoi sempre scegliere gli scopi specifici legati al profilo accedendo al pannello delle preferenze pubblicitarie, e puoi sempre revocare il tuo consenso in qualsiasi momento facendo clic su "Gestisci consenso" in fondo alla pagina.

Elenco di alcune possibili autorizzazioni pubblicitarie:

Puoi consultare: la nostra lista di partner pubblicitari, la Cookie Policy e la Privacy Policy.
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy