Casadei Parlanti, il mito

Pubblicato su Cesena Sport, “Mister 639 gol”, giugno 2023.
Qui la rivista sfogliabile: https://online.fliphtml5.com/lcfuc/mhyx/?fbclid=IwAR2nXqW-WhvOY-CUhHaji2mCPQkwtsAJk4BLEj1Hmnc6Aub05NbUtAc2FLM#p=1

Già dal cognome, doppio, bisognava capire che c’era qualcosa di esagerato in lui. Non uno ma due, in doppia cifra, come le tante volte che ci è finito nella classifica capocannonieri. La colonna col nome Casadei Parlanti era sempre quella di sinistra, anche se lui in campo preferiva stare al centro nella parte più avanzata. Le sue prime reti arrivano quando ancora si votava Dc e Pci, le ultime al tramonto della Seconda Repubblica. Quarant’anni di calci, reti e colpi di testa, sempre in un’unica direzione, la porta avversaria. Impallinata la bellezza di 639 volte, tanto che non ci sarebbe da stupire se qualche estremo difensore fosse finito davanti a uno psicologo per capirci qualcosa. Lui ricorda per filo e per segno ogni rete, annotata in un libro mastro pieno di articoli, foto e ritagli che ha finito per diventare un’enciclopedia.

È il giocatore romagnolo che ha fatto più gol di tutti tra i dilettanti, la prima a 21 anni con il Colonnella, battezzando poi tutte le categorie, dalla Terza alla C2. Oltre non è andato. O meglio ci ha provato, a Rimini, ma non è andata bene. La sua dimensione è sempre stata la provincia, meglio se in alta quota (Sampierana, Perticara, Alfero, Santa Sofia), ambienti caldissimi dove ci si scalda a suon di urli, brulè e reti che arrivano a grappoli se al centro dell’attacco c’è Rella col 9. E pensare che era nato al mare a Rimini e all’inizio giocava con le mani.

“Pare strano ma a 7-8 anni giocavo in porta con la Colonnella. Solo che prendevo troppi gol. A un certo punto ho detto basta: i gol li voglio fare io”.

Mai banale, dalla porta all’attacco: l’esordio?
Arriva nel campionato giovanile dove segno in tutte le partite. Lì ho capito la mia vocazione.

In categoria però ci finisce a 21 anni.
Giocavo nel Centro sportivo perché lavoravo come fornaio. La svolta arriva a Coriano quando mi chiedono di fare un torneo. Da lì il salto in categoria e subito 16 gol in sequenza senza nemmeno una doppietta. L’allenatore Mario Mazzotti mi chiede di seguirlo a San Piero, la svolta della mia vita. Gioco quattro anni splendidi dalla Prima Categoria all’Interregionale.

Poi arriva il Rimini, professionista in C2.
È la mia unica delusione. L’ambiente non era semplice, c’erano già giocatori di categoria, gioco poche gare, due soli i gol. Ci sono finito troppo tardi a 31 anni.

Lei ha segnato vagonate di reti tra i dilettanti, come spiega così poche presenze nel professionismo?
Nella mia carriera c’è stato tanto di casuale, dal centro sportivo alla categoria. Forse sono stato poco considerato. Tanga conto che non ho mai avuto il procuratore e sono partito a giocare tardi. Il mio cartellino lo ha sempre gestito la Sampierana ed è probabile che qualcosa mi abbiano tenuto nascosto (parte un sorriso, nda).

E infatti dopo Rimini e Castel San Pietro, torna lì.
Per altri 12 anni, tra Promozione ed Eccellenza. Poi arrivano Perticara, Alfero.

Curioso, tutte squadre di montagna.
È il mio habitat: tifo sanguigno, focoso, una passione che si respira nell’aria. La gente ti fa sentire a casa tua.

C’è un elisir per giocare sino a 60 anni?
Passione, la fortuna di pochi infortuni e una vita regolare. Malgrado giocassi nei dilettanti ho sempre fatto scelte da atleta professionista.

Quando è arrivato il momento di dire basta?
Lo ha detto il Covid per me, sennò avrei giocato ancora.

Tiriamo le somme. Il suo gol più bello?
Ha presente Van Basten contro la Russia agli Europei? Ecco ne ho fatto uno simile in Coppa contro il Vecchiazzano.

La cifra più alta di reti in una stagione?
Quaranta con la Sampierana in Promozione: 28 in campionato e 12 coppa. In media ne ho fatti circa tra i 25 e 30.

I suoi rifinitori prediletti?
Roberto Paolucci e Stefano Manfredi della Sampierana.

Il marcatore più difficile.
Un difensore dell’Arzignano, non ricordo il nome. Avevo la peculiarità di cambiare direzione in velocità. Lui lo capisce, mi sta addosso come un ossesso usando anche le maniere forti.

Beh qualche colpo basso lo avrà dato anche lei?
Sa quante espulsioni ho avuto in carriera? Solo una. In centinaia di partite.

L’allenatore a cui è più debitore?
Giorgio Triboli, mi ha inculcato una determinazione unica.

Il pregio di un attaccante?
Personalmente lo smarcamento senza palla.

Vede un Casadei Parlanti oggi?
Ancora no

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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