Intervista Andrea Battistini

Il ricordo di un grande studioso a cui San Mauro Pascoli ha conferito la cittadinanza onoraria.

L’Accademia Pascoliana in occasione del suo 40esimo anniversario ricorda la figura di Andrea Battistini (15 e 16 ottobre a Villa Torlonia), grande critico letterario scomparso il 30 agosto del 2020. Per dieci anni Presidente dell’Accademia Pascoliana, il comune nel 2017 gli concesse la cittadinanza onoraria.
Ho avuto la fortuna di intervistarlo qualche giorno prima che ricevesse questo grande tributo dalla comunità sammaurese. Di seguito l’intervista completa uscita sul Corriere Romagna il 10 ottobre 2017 dal titolo, “Sentimento di orgoglio per la cittadinanza onoraria”.

San Mauro Pascoli – Il pantheon degli illustri sammauresi si arricchisce di un altro nome. Quello di Andrea Battistini, docente di Letteratura all’Alma Mater di Bologna, per dieci anni alla guida dell’Accademia Pascoliana. Domenica 22 ottobre alla Torre a San Mauro gli sarà tributata la cittadinanza onoraria.

Professore, cosa prova a ricevere un riconoscimento così importante, visto che parliamo della città natale del grande poeta?
“Alla notizia del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di San Mauro ho provato un sentimento di orgoglio, in primo luogo per l’eccezionalità di un’attribuzione come questa: non succede tutti i giorni che un Comune conceda questo onore e la rarità accresce la soddisfazione. In secondo luogo mi sento molto gratificato per averla ricevuta in nome di Giovanni Pascoli, quindi di un poeta, e di conseguenza per ragioni letterarie, e in senso lato culturali. Ma soprattutto mi ha commosso riceverla dalla comunità dei sammauresi, che sono sempre vicini e appassionati al loro poeta, fatto oggetto di un’ammirazione laica non agiografica, ma rigorosa e del tutto motivata. È ben raro che altre comunità abbiano tanto a cuore un loro concittadino che si è distinto nel campo letterario. Essere adesso entrato a fare parte di questa cerchia lo considero un privilegio fuori dal comune”.

Se l’aspettava?
“Sinceramente no. Sono stato Presidente dell’Accademia Pascoliana per dieci anni senza mai pensare a quello che ne potevo ricavare, ma solo per un dovere morale, quello di tenere vivo il ricordo dell’opera di un grande poeta. È vero che prima di me era stato fatto cittadino onorario il Presidente che mi ha preceduto, il prof. Mario Pazzaglia, scomparso un mese fa, ma lui aveva fatto decollare l’Accademia, dopo che degli entusiasti sammauresi, da Fermo Fellini a Enrico Pollini, da Piero Maroni a Sanzio Tognacci, l’avevano fatta nascere. Io ho soltanto cercato di portare avanti quell’ideale che stava alla base della sua fondazione, trovando già l’Accademia molto attiva e operosa”.

Lei è stato Presidente dell’Accademia per diversi anni: un bilancio dell’esperienza?
“Il bilancio del mio decennio è stato molto positivo, ma anche in questo caso non per miei particolari meriti, ma per la convergenza entusiasta di un gruppo di sammauresi pieni di passione, senza i quali l’Accademia non avrebbe potuto fare nulla. Per fare un solo esempio dei tanti: organizzare alla Torre di Villa Torlonia le annuali serate estive dedicate alla recita di poesie pascoliane, cui nel tempo hanno partecipato attori come Monica Guerritore, Umberto Orsini, Giuseppe Battiston con Gianmaria Testa, Fabrizio Bentivoglio, Amanda Sandrelli, Isabella Ragonese non sarebbe stato possibile senza il capillare lavoro di alcuni sammauresi, tra cui ricordo Luciana Garbuglia, Miro Gori, Rita Trebbi, Piero Maroni, Rosita Boschetti, Luciano Bizzocchi, per citare solo i primi che mi vengono in mente, nell’impossibilità di ricordarli tutti. E così è stato per le altre iniziative dell’Accademia, che hanno riguardato anche l’invio, a proprie spese, di docenti universitari nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio di Forlì-Cesena e Rimini a tenere lezioni su Pascoli; la gestione di un Premio triennale alla migliore tesi di laurea e di dottorato di argomento pascoliano; l’organizzazione di numerose conferenze pascoliane; il concorso per libri d’artista ispirati alla poesia di Pascoli. Nè si può dimenticare il convegno per il centenario del 2012, cui partecipò il Premio Nobel Seamus Heaney, che per l’occasione tradusse in inglese alcune poesie di Pascoli, per non dire da ultimo che si deve all’impulso dell’Accademia Pascoliana se due mesi fa si è potuto erigere un monumento in ricordo di Ruggero Pascoli, il padre del poeta la cui tragica fine ha ispirato tante liriche di Giovanni.

Si sente un po’ sammaurese?
“Mi sento sammaurese non solo per l’ormai lunga consuetudine che ho con l’ambiente di San Mauro, ma soprattutto per certe salde convinzioni che sento di condividere con coloro che ho avuto modo di frequentare in questi molti anni. Penso all’idea che si debba promuovere la cultura, anche nelle ristrettezze di bilancio, perché si tratta di un bene inestimabile. Penso alla radicata convinzione della grandezza di Pascoli, che quindi deve essere valorizzata in ogni modo. Penso anche a certe affinità di carattere, come la volontà di fare le cose senza lo scopo di mettersi in mostra, penso alla tenacia, che a volte sembra ostinazione, nel conseguire qualche risultato concreto, anche nella modestia dei mezzi a disposizione, senza dire che le mie stesse origini, come dimostra il cognome, sono già romagnole. Sono questi alcuni dei tratti che forse mi accomunano ai sanmauresi, per lo meno di quelli che ho avuto la fortuna di conoscere”

Su Pascoli c’è ancora da scoprire?
“La poesia è di per sé inesauribile. A un teorema, quando lo si è dimostrato, non si può aggiungere altro, ma in una poesia, ogni volta che la si legge, trovi sempre che dice qualcosa di nuovo. Questo vale in particolare per la poesia di Pascoli, il cui simbolismo nasconde dietro le immagini e le cose in apparenza più trite e quotidiane il mistero stesso dell’esistere, il senso profondo della vita e della morte. La grandezza di Pascoli non si è ancora scoperta per intero: verrà un giorno che, con la dovuta opera di promozione culturale, si arriverà a vedere in lui il più grande poeta del Novecento, e forse non solo di quel secolo. Adesso poi che un altro poeta altrettanto grande, il Nobel Heaney, lo ha tradotto in inglese e un altro, Yves Bonnefoy, in francese, Pascoli sarà scoperto anche presso le altre letterature, contagiandole con il suo esempio”.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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