La vita in novanta minuti, Walter Veltroni

Operazione di marketing editoriale o reale interesse per la vita dei grandi campioni?

Parafrasando una celebre pubblicità a Walter Veltroni piace vincere facile. Perché se in un libro raccogli le interviste di grandi campioni, giusto per capirci Zoff, Gentile, Cabrini…, ecco è difficile non trovare immediato consenso. È come un rigore a porta vuota o un assegno a sei zeri per giocare in un campionato di bassa fascia al quale è impossibile dire di no.

Malgrado queste premesse a me il libro ‘La vita in novanta minuti’ (Bur, 2016) non ha convinto. Perché di fatto non aggiunge nulla di nuovo a quanto già si sapeva sui personaggi in questione. È come un ritornello che si ripete all’ossessione al punto da farci dire basta, non ne possiamo più, già lo sappiamo. Basterebbe confrontare questo libro con quello di Nicola Calzaretta, ‘Alla ricerca del calcio perduto’ (il primo tempo, perché il secondo non l’ho letto), sempre fatto di interviste, per vedere l’abisso tra i due mondi. In Veltroni c’è il mainstream, nell’altro lo scavo.

Quindi se devo catalogare questo volume lo metterei tra le operazioni di marketing editoriale dalla sicura vendita per il blasone di autore e intervistati (e in effetti è così visto che raccoglie le interviste pubblicate sul Corriere dello Sport). Oppure può anche essere classificato tra i libri da leggere in questo periodo sotto l’ombrellone, per passatempo, per la piacevolezza di rivangare vicende sportive e di vita di campioni che con i piedi – ma anche con le mani nel caso dei portieri – ci sapevano fare.

Una cosa sicuramente emerge in buona parte delle interviste: l‘importanza dei primi calci in luoghi lontani anni luce dalle scuole di calcio d’oggi. Sono gli oratori ma anche la strada, dove c’era una naturale selezione tra i bravi e i meno bravi, senza l’ausilio di quote di pagamento per giocare. È un mondo che da un pezzo non c’è più sostituito da campus tanto costosi quanto inutili. Perché un tempo il pallone lo portava solo uno, adesso lo portano tutti sotto forma di assegno familiare mensile. Ma qui si entra in un discorso che ci porterebbe troppo lontano malgrado si parli di attualità.

Voto: 6/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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