L’arte sportiva di Simone Tribuiani

Pubblicato su Cesena Sport, “L’arte dello sci ai Giochi invernali Milano Cortina“, Aprile 2026. La rivista completa QUI

Brutta bestia il tempo, passa senza che ce ne accorgiamo. Per Marcel Proust era diventato un’ossessione, Dorian Gray aveva persino fatto un patto col diavolo pur di dominarlo. Per gli sportivi rimane la scommessa della vita: belli, atletici e in trionfo nello splendore della gioventù, poi largo agli acciacchi degli anni che crescono. Così è se vi pare, alternative non ce ne sono. Eppure un modo per dominarlo, il tempo, c’è. Fermarlo no è impossibile, governarlo sì che si può: immortalarlo nelle immagini. Sono i fotogrammi della vita, segnalibro della memoria, che ci ricordano un’emozione o un avvenimento sportivo che ha segnato la nostra esistenza.

Simone Tribuiani nel suo laboratorio fa questo. Prende pezzi di legno di scarto dai cantieri navali nella sua Cesenatico e li rianima col suo pennello, immortalando personaggi dello sport, gesti atletici, campioni che il tempo non scalfisce. Le sue opere artistiche hanno fatto il giro d’Italia, persino oltreconfine (Giappone e Sudafrica). Inevitabile che approdassero anche ai Giochi Olimpici invernali, esposte a Trento, Milano e Cortina. Tra le tante immagini, c’è il viso solcato di Nino Bibbia, primo campione olimpico italiano ai Giochi di St. Moritz nel 1948. C’è Alberto Tomba che sorride in una delle sue grandi imprese. Ci sono le mani di Radici, Gros e Thoeni che si stringono a suggello di una valanga azzurra che avrebbe travolto tutti. Ci sono le piste di Cortina più avviluppate di una selva di serpenti. E ci sono soprattutto tante persone comuni che surfano la neve per passione in uno speciale progetto dell’artista per la sua città.

Ho chiesto ad amici e conoscenti di Cesenatico vecchie fotografie degli anni ’70 ed ’80 – racconta Tribu nel suo laboratorio invaso di barattoli di colori – Volevo riprodurre un’epoca, che coincide con la mia infanzia, quando con i miei nonni si andava in montagna per due settimane. In inverno un’intera comunità dal mare si trasferiva in altura, seguita con un piccolo furgone dai pescatori che grigliavano sulle piste da sci insieme agli istruttori. Era un altro mondo che ho voluto riprodurre e riportare in vita. Attraverso le mie opere voglio fermare il tempo, riprodurre stati d’animo di gesti e facce che la memoria ha conservato da qualche parte”.

Le parabole della memoria, dunque, che per Tribuiani rimandano alla fine degli anni ’80 e l’inizio del nuovo decennio quando spopolava un campione che ha scritto la storia. “Alberto Tomba è stato il fuoriclasse della nostra generazione. Ricordo che una volta addirittura furono fermate le lezioni a scuola per vedere una sua discesa. Ogni volta che lo immortalo col mio pennello mi parte un brivido, mi sprigiona un flusso di ricordi che apre un mondo. L’ho incrociato qualche estate fa a Cesenatico ed è stato strano: da piccolo mi sembrava così grande e adesso quasi un coetaneo. Il tempo fa brutti scherzi”.

Tribuiani “dipinge” tutti gli sport anche se la sua predilezione rimane il calcio. “Colpa delle figurine Panini, ce l’ho… mi manca. Solo che gli album non riuscivo mai a completarli. E così alla fine ho finito per fare un mio album personale riproducendo tutti quei campioni, molti dei quali sono stati i miei idoli”.

Ma non solo passato perché da tre stagioni l’Associazione Italiana calciatori premia il migliore giocatore del mese con un ritratto dell’atleta. A realizzarlo? Neanche a dirlo: Tribuiani. A conferma che le sue non sono semplici pennellate ma ritratti della condizione umana.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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