Le 50 trasferte di Benaglia e Serafini

Recensione del libro “Cesena, in trasferta vale doppio” di Fabio Benaglia e Luca Serafini

Per comprendere il calcio di provincia, quello a pane e salame, ci sono due modi. O si va in uno stadio di periferia e magari si fa una capatina anche all’annesso bar con le orecchie puntate a quello che si dice (preferibilmente a quelli in là con gli anni). Oppure si legge un libro ben scritto che racconta lo spirito della provinciale. Il consiglio è di partire dalla seconda esperienza in modo da farsi un’idea della mentalità, per poi calarsi nel mondo del reale e toccare in presa diretta le cose, bestemmie incluse. In questa direzione un libro consigliato – sarebbe meglio dire consigliatissimo, solo che si rischia di fare i ruffiani con gli amici – è quello scritto dal duo Fabio Benaglia e Luca Serafini: “Cesena, in trasferta vale doppio” (Ponte Vecchio editore, 2022).

I due raccontano le 50 trasferte più significative al seguito del Cesena nell’arco di un trentennio professionale (1990-2019). Il viaggio si apre e si chiude con un derby, con la particolare differenza che il primo si gioca in serie A contro il Bologna, mentre l’ultimo è in D contro la Sammaurese. La bellezza delle pagine scritte dai due giornalisti che da anni seguono in lungo e in largo le sorti della squadra bianconera, sta nella riuscita capacità di mettere insieme passione, competenza e ironia, una triade di ingredienti tutt’altro che scontata nel mondo del calcio (l’ultima triade di cui si ha notizia in questi ambienti ha avuto effetti poco salutari e sportivi, ma è meglio sorvolare).

Il libro infatti non riporta le cronache delle partite ma tutto il contorno che ci sta dietro, in tanti casi e senza ombra di dubbio più interessante di scialbi pareggi passati nella storia dello sbadiglio. Come una vacanza la cui memoria ricorda più facilmente le disavventure anziché il piattume della perfezione organizzativa, lo stesso fanno i due nella cinquantina di viaggi dove non ci si stupisce nel trovare stadi come San Siro e il San Paolo al fianco di Avezzano, Acireale e San Mauro Pascoli. Un percorso lungo la Penisola dove si trova di tutto: le sigarette spente addosso la giacca, un minore perso in tribuna, il bipolarismo di alcuni strani personaggi (il caso di Livorno è da manuale di psicologia), dirette radio interrotte dai tifosi avversari, auto danneggiate, cene dal gommista, un cavalcavia chiuso, insulti variopinti in svariate lingue e latitudini.

Come scrive Benaglia “sono capaci tutti di lavorare a San Siro o all’Olimpico in spazi per giornalisti che sembrano aeroporti”, ma vai ad Avezzano, Matelica e San Mauro Pascoli a sgomitare in mezzo alla gente senza un punto d’appoggio. Qui il pane è quello comune e il salame quello del macellaio sotto casa.

Per i fighetti rivolgersi altrove.

Filippo Fabbri

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