L’estate del Mundial, Piero Colaprico

Un poliziesco che parla anche di calcio

Secondo lo storico Miguel Gotor la vittoria ai Mondiali di Spagna 1982 ha segnato la fine degli anni ‘70. Non è semplicemente la presa d’atto di un capitolo generazionale chiuso ma l’attestazione che un evento sportivo ha saputo essere un momento di condivisione collettiva al punto da svoltare il corso di un Paese. Un momento, quello della Coppa del mondo di Spagna, scenario del romanzo del giornalista Piero Colaprico, “L’estate del Mundial” (Il Saggiatore, pp. 224), il primo senza il compagno di viaggio Pietro Valpreda. Il libro è di alcuni anni fa e chiude la quadrilogia delle stagioni insieme all’amico anarchico, salito alle cronache nazionali per il clamoroso abbaglio nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana.

Un libro, sia chiaro, che non parla di calcio, anche se il pallone non è così secondario come possa sembrare a prima vista. Prima di tutto per lo scenario degli avvenimenti, quella Milano nel pieno dello splendore di un’Italia che vuole mettersi alle spalle la polvere da sparo del decennio precedente quando tutto era politica, per rivendicare un ritorno alla normalità fatto di spensieratezza, divertimento e creatività. “La Milano simile a un’astronave carica dei più grandi ambiziosi arrivati da ogni angolo della penisola e del mondo, il teatro dei protagonismi di chi ci tiene, nel bene e nel male, ad apparire, a essere riconosciuto. Non esisteva in Italia un’altra città così”.

È in questa Milano, che appena otto anni dopo avrebbe dato il via ai Mondiali in casa nostra, che avvengono una serie di morti ammazzati non a sfondo politico. A indagare è il maresciallo dei carabinieri Pietro Binda, uno che senza assiduità frequenta San Siro, tifa Inter, ed è un appassionato di calcio senza ossessione (“il calcio m’interessa solo quando non ho da fare cose più importanti”). In Italia imperversa il dibattito sulla mancata convocazione di Evaristo Beccalossi in nazionale, e si rimane un po’ allibiti nella prima parte dei Mondiali quando si è persino pareggiato con gli sconosciuti del Camerun. In questo clima il carabiniere svolge un doppio filone di indagine: il suicidio di Roberto Calvi all’ombra della P2, dall’altro la serie di delitti stimolato da Loris un amico anarchico (quando di mezzo c’è Valpreda l’anarchia ritorna sempre).

Del Mondiale, come richiama il titolo, ci sono alcuni accenni come la vittoria sull’Argentina e la semifinale contro la Polonia. Dell’impresa sul Brasile non v’è menzione mentre della finale si fa qualche accenno nei festeggiamenti. Resta quel clima di festa talmente coinvolgente da portare uno storico come Gotor a parlare di chiusura di un decennio. Un clima del quale se recuperassimo anche solo un decimo di quei momenti oggi sorrideremo molto di più.

Voto 8.5/10

Filippo Fabbri

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