Libero di sognare, Franco Baresi

L’essere libero in campo e fuori di un grande campione

Ci sono tanti modi per essere liberi. Il più bello in assoluto è scendere nei campetti con gli amici e calciare la palla senza schemi, per il puro gusto del gioco. In palio c’è la gioia della vittoria senza trofei, col sapore della spensieratezza condivisa. È quella libertà che Franco Baresi ha assaporato sin da bambino nei primi calci nell’aia, prima di una squadra organizzata che arriva a dieci anni. Perché libero è stato prima di tutto nella persona e il campo non ha fatto che essere una propagazione. Si può essere poveretti con il conto corrente gonfio e si può essere liberi dentro un “recinto” con migliaia di persone che ti urlano di tutto. Baresi, quello del Milan aeternus, è della seconda specie.

L’autobiografia, “Libero si sognare” (Feltrinelli editore), è il nero su bianco di una vita in saliscendi sin dalla giovane età: i genitori che se ne vanno troppo presto, il rifugio nell’oratorio di Don Gabella, la folgorazione di un mondiale (Messico) in televisione con il sogno di giocarlo anche lui quando sarà grande. Nell’età delle scuole medie lo prende il Milan, l’esordio tra i grandi è subito scudetto. Non uno tra i tanti ma quello della Stella e l’addio di una bandiera come Gianni Rivera.

La strada del successo pare spianata e invece si fa irta di burroni, nei precipizi delle due volte della B, ampiamente compensati dalla fortuna di esserci quando a Milanello approdano due innovatori del calcio: Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi. Arriva l’epoca dei trionfi mondiali insieme alla filosofia di una nuova concezione del pallone (“avevamo creato un nuovo modo di vincere”).

Diverso è il suo percorso in Nazionale, giovane spettatore tra i grandi di Spagna ’82, il titolo svanito all’ultima curva a Italia ’90. Due anni dopo dice basta ma lo convincono a ritornare per Usa ’94. Fa un recupero da iron man dopo l’infortunio al menisco e purtroppo finisce tra le lacrime dopo un rigore calciato alle stelle quando avrebbe meritato qualcosa di più. Le stelle però non si dimenticano di lui tanto da elevarlo nel firmamento dei più grandi difensori della storia. E oggi in epoca social dove tanti ex svettano in esposizione mediatica nella speranza di chissà quale ritorno di giovinezza, lui ha spento i riflettori su di sé. In fondo anche questa è libertà.

 

Voto: 8/10

Filippo Fabbri

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