Marcello Scarponi saluta tutti

Dopo 10 stagioni l’addio della bandiera della Sammaurese

Tutte le bandiere prima o poi sono destinate all’ammaino. Chi per logoramento, chi per età, chi per chissà quale ineluttabile altra ragione della vita. Il loro destino pare riposto in un ripiano dell’armadio più o meno nascosto. Eppure c’è una parte di noi che quella bandiera la vede ancora sventolare perché il pennone che la innalza è quello del cuore. Marcello Scarponi l’ha issata nell’animo dei tifosi della Sammaurese, al punto da essersi lui stesso emozionato nel darne comunicazione.

Martedì scorso nella festa di fine stagione della squadra con la voce rotta ha comunicato l’addio ai colori giallorossi. Non ce la faccio più a conciliare gli impegni lavorativi con quelli del calcio dilettantistico, ha detto. Non smetto ma cerco qualcosa di meno impegnativo. Cinque allenamenti a settimana più la partita la domenica sono un bell’impegno. Che il numero 8 ha portato avanti per dieci lunghi anni, unico giocatore ad essersi sudato consecutivamente le otto salvezze nel campionato in serie D.

Nell’andirivieni di giocatori in transito al Macrelli in un turn over più movimentato del traffico capitolino nell’ora di punta, lui è stato l’unico ad essere sempre presente. Persino gli allenatori cambiavano (Protti, Mastronicola, Martini), lui invece c’era sempre. Di lui mi rimane impresso il giudizio di Stefano Protti: “Bonandi è stato il giocatore più forte che ho allenato, Scarponi il più intelligente”.

Cipo era la garanzia di un 6 in pagella che non mancava mai, l’affidabilità di uno che in campo non lesinava sudore. Appunto una bandiera innalzata con generosità 256 volte in D incurante delle intemperie inevitabili in qualsiasi stagione. Gettoni che oltrepassano le 300 timbrature nell’intero arco dei dieci anni.

“Dieci anni fa al mio arrivo non avrei mai pensato di raggiungere un traguardo simile – disse in occasione delle 300 presenze – Dopo pochi anni ho subito capito che questa era casa mia tanto che non ho mai cercato qualcosa di diverso. Mi sono sentito come in una famiglia, un piccolo ambiente nel quale ti trovi bene e non cerchi altro”.

Quella famiglia ora destinerà la maglia numero 8 a qualcun altro. Ma nella Hall of fame dei colori giallorossi sarà sempre la sua.

Filippo Fabbri

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