Panenka, Maite Iervolino

Ma come ha fatto l’Enciclopedia Treccani a dimenticarlo?

In Spagna che di gesti tecnici se ne intendono gli hanno persino dedicato una rivista. La migliore secondo Buffa, altro esteta dello sport. Noi per quanto abbiamo preso in prestito il suo celebre gesto non gli abbiamo neppure dedicato una voce nell’Enciclopedia dello Sport Treccani. Il suo nome dovrebbe stare in mezzo tra Pancev e Panucci, e invece niente, non c’è. E già il fatto che si trovi Pancev ma non lui, Antonìn Panenka, vien da chiedere quale amnesia abbia colpito i curatori dell’opera. Anche se a ben guardare non sono gli unici. Per prendere due interessanti pubblicazioni: Gian Paolo Ormezzano non lo cita nel suo “Tutto il calcio parola per parola”, idem per Mario Sconcerti nella sua “Storia delle idee del calcio”. Speri allora in extremis che almeno Acitelli gli abbia dedicato qualcuno dei suoi versi nella “Solitudine dell’ala destra”, e ancora nisba, del ceco non v’è traccia.

Come tutto questo sia possibile rimane un mistero neppure sbrogliabile dagli esegeti di Fatima. Non resta che tuffarsi nella figurina “Panenka” scritta da Maite Iervolino (Garrincha editore), il cui sommario dice tutto: “E la storia cambiò”. Tutto in pochi attimi, in un gesto tecnico destinato a imprimere una svolta al calcio mondiale. C’è chi realizza vagonate di reti e finisce nel dimenticatoio, c’è chi segna un solo rigore e lascia il marchio sino ai tempi odierni.

Quella sera a Belgrado il rigore di Panenka era l’ultimo, quello decisivo per il titolo di campione d’Europa 1976. Davanti ha uno dei migliori portieri del pianeta, Sepp Maier, uno che appena due anni prima aveva alzato la coppa del mondo con la sua Germania. Antonìn Panenka prende la ricorsa e scava il tiro, la palla si alza centralmente e beffa il numero uno tedesco. La Cecoslovacchia sale nel gradino più alto del Continente europeo, il titolo è suo. Ma nell’albo d’oro entra anche il gesto del suo centrocampista, giocatore sbocciato tardi nel grande calcio, titolare di una squadra di “periferia” di Praga, i Bohemians.

Quello scavo cambia “per sempre il modo di tirare i rigori”, scrive Iervolino; è un gesto che unisce la tecnica al coraggio. Perché di coraggio ce ne voleva tanto per fare una cosa del genere nell’ultimo penalty. Se l’avesse sbagliato? “Ha presente una delle fabbriche di Praga? Ecco oggi sarei al tornio con trent’anni di lavoro alle spalle”, ha confessato baffone. Un luogo dove si producono oggetti in serie, uno schiaffo in pieno volto per un tipo che ha inventato un pezzo unico. Una prodezza che non ripete quattro anni dopo, nella finalina in Italia ancora agli Europei. Anche quella volta la butta dentro al cospetto di Zoff ma il tiro è ordinario, non entra nei manuali.

Panenka è una icona nostalgica di un gioco romantico, creativo ed emozionale”, afferma Iervolino nella sua figurina. Il suo non è un ritratto biografico ma emozionale: incrocia Eva, l’amore della sua vita, con il successo di una nazione nel calcio. La sua è Ostalgia in più direzioni, il rimpianto di un tempo che se n’è andato troppo in fretta.

Voto 7/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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