Papa Lombardei una vita con Gianni Brera, di Andrea Maietti

Il biografo di Brera in un libro di ricordi personali

Per chi è cresciuto col mito di Gianni Brera, leggere un libro scritto dal suo biografo ufficiale è come tenere in mano una reliquia in odore di beatificazione ecclesiastica. Persino un testo a tratti un po’ troppo intimistico nell’intrecciar della storie, finisce per passare in secondo piano davanti all’oggetto del racconto. D’altronde, noi neofiti di una provincia conosciuta per il suo turismo di massa cosa ne vogliamo sapere quando davanti hai il Maestro del giornalismo sportivo? Uno che sfornava 300 cartelle al mese al ritmo di una catena di montaggio della Ford, con la differenza che lì le macchine uscivano in serie tutte identiche, mentre Gioann inventava a spron battuto con una originalità che ancora oggi non ha pari. “Uno scrittore che passava per giornalista” l’ha definito Gianni Mura, il Senzabrera per eccellenza. Andrea Maietti si è spinto oltre nel considerarlo prima di tutto un “grande scrittore”.

Maietti per la cronaca è il suo biografo nominato sul campo malgrado non bevesse un bicchier di vino; da poco ha dato alle stampe, “Papa Lombardei. Una vita con Gianni Brera” (Diabasis editore, 2023). Autore di diversi volumi su Gioànnbrerafucarlo, è stato il primo a laurearsi nel 1976 con una tesi sul “Glossario della lingua breriana” (confluito poi nel volume “Il calciolinguaggio di Gianni Brera”) sotto l’egida di un illustre filologo come Augusto Marinoni. Lo studioso dell’Università Cattolica manifestò non poche perplessità davanti a quella richiesta che appariva un po’ strana in quegli anni, tanta era la diffidenza tra lo sport e l’università. Per convincere il docente, Maietti aprì un giornale e fece leggere al professore l’articolo ‘Addio, bicicletta’, la biografia romanzata del ciclista Eberardo Pavesi. D’un tratto le resistenze di Marinoni se n’erano andate.

Ancora una volta Brera aveva colpito nel segno. Non si era limitato alla cronaca tout court dell’avvenimento ma era andato oltre. Si era inerpicato in quel sentiero della “chanson de geste” senza scadere nella “retorica per la sua raffinata cultura tecnica dell’avvenimento sportivo”. A tal riguardo Maietti prende a esempio un Milan-Torino mettendo a confronto la prosa breriana da quella di un normale cronista. La differenza è abissale: “Come dire un’istantanea fotografica e un quadro di Cezanne”.

Nel volume, che in alcuni punti nella seconda parte insiste un po’ troppo sui personali ricordi lodigiani, ci sono altre chicche come l’ultima intervista a Brera in vista di una biografia che purtroppo non uscirà a causa della scomparsa del giornalista, il 18 dicembre 1992 in un incidente d’auto. La prefazione di Gianni Mura e la postfazione di un altro breriano doc, Claudio Rinaldi.

 

Voto: 8.5/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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