Per segnare bisogna tirare il porta, a cura di Ottaiano

Tredici racconti sul mondo del calcio

In anni di numeri all’impazzata in pieno modello tombola, nell’immaginario del pallone per chi ha i capelli brizzolati una cifra continua a mantenere un suo fascino: il tredici. È quello dei fortunati sognatori che si sono visti cambiare la vita azzeccando persino un Akragas o un Pergocrema, ma anche dei delusi che hanno visto sfumare sul più bello un possibile salto di classe sociale. Non so quanto ci sia di voluto in questa coincidenza, so per certo che è curioso che tredici sono la storie raccolte nel volume curato da Marco OttaianoPer segnare bisogna tirare in porta” (Edizioni Spartaco).

Il titolo mi ha riportato alla mente gli anni di Pulcini ed Esordienti quando si entrava in campo e gli avversari presentavano improbabili portieri mignon al cospetto di una porta che persino un colosso di Serie A faticava a coprire nella sua ampiezza. Dunque: arrivare a tirare in porta e possibilmente con parabola in altezza significava gol assicurato. Questo sulla carta. Perché in più di un pomeriggio il problema stava proprio nell’arrivare all’area avversaria in tentativi terribilmente vanificati dalle intenzioni più ottimistiche dello scibile fanciullesco.

Rimaneva però il sogno, quello tra stadio e realtà, quello che hanno tradotto in racconto i tredici scrittori del volume. L’operazione non è originale dal momento che sono tante le raccolte in proposito, rimane la piacevolezza di pagine che confermano come il calcio rimanga un grande contenitore per la fantasia, malgrado un quotidiano sovraffollamento di immagini che rasenta l’overdose. Eppure, come ricorda il curatore, “scriviamo di calcio perché le immagini sono insufficienti”. E quindi la pagina scritta, letta lentamente, può diventare il rifugio agli assordanti altoparlanti di stadi (ma perché si è giunti a ciò?) e al profluvio di video che intasano i menù delle svariate piattaforme.

Per raccontare il calcio ci vogliono “occhi da ragazzino” come testimoniano i tredici interpreti del volume che attingono dalla loro memoria più o meno recente e raccontano il loro vissuto di un fatto sportivo. In sostanza, rendono pubblico un momento collettivo vissuto nel loro privato.

Personalmente tre sono quelle che ho prediletto. Sergio Ferrentino che al cinema durante Spagna 82 sente risuonare l’urlo “Odinoooo” con riferimento a Dino Zoff. Paolo Pasi che a San Siro guardando dal vivo Schnellinger si accorge che il calcio è a colori. Aggiungo Steve Della Casa sull’esordio di Paolino Pulici in una Torino anni ’70 dai forti contorni politicizzati. Altre storie mi sono piaciute meno, ma è nell’ordine delle cose. Quel che è certo è la massima di fondo, quella sempre attuale da oltre un secolo: per fare gol bisogna tirare in porta. Più chiaro di così…

 

Voto: 7/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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