Press a tutto campo, Flavio Pieranni

Il racconto di oltre un secolo di giornalismo sportivo tra storie e personaggi

Il giornalismo sportivo, soprattutto quello calcistico, non è che se la passi troppo bene, schiacciato da uffici stampa invadenti, giocatori più inaccessibili del caveau di Bankitalia, un linguaggio tecnico per soli iniziati. In questo contesto fatica a trovare una nuova identità in un panorama dove il giornalista non è più quella figura centrale come un tempo. Oggi il post di un calciatore famoso ha più seguito di un articolo su un quotidiano e allora perché perdere tempo a incontrare qualcuno che ti può fare domande scomode oppure partecipare a una conferenza stampa dove non si sa mai cosa possa accadere?

Eppure i margini per un racconto lontano da mainstream e reel pilotati ci sono tutti. Basta mettere piede in un campo di periferia per scovare storie che possono interessare. Mi è capitato di recente in Romagna in un campetto di periferia dove gli spettatori salivano su una collinetta e si portavano dietro una sedia di plastica per vedere la partita. Come nei cinema d’un tempo.

E allora non è che il problema siamo anche noi giornalisti che ci siamo seduti un po’ troppo ad aspettare il comunicato stampa di prammatica? L’interrogativo sorge nel leggere il libro di Flavio Pieranni, “Press a tutto campo”, edito da Bradipolibri nel 2017. È un excursus sul giornalismo sportivo nell’arco di oltre un secolo, partito in Italia niente poco di meno dal Bollettino del Club Alpino di Torino di Quintino Sella (non è un omonimo, è proprio quello che abbiamo studiano a scuola) nel 1865, seguito poi da ‘La Ginnastica’ nel 1866, sino ad arrivare alla Gazzetta dello Sport nel 1896. A fare da traino sono le città del Nord, Torino e Milano, perché lo sviluppo porta con sé anche il concetto di tempo libero con relativa attività sportiva. Nell’arco di 35 anni, tra il 1880 e 1915, nella sola Lombardia nascono ben 63 pubblicazioni a tema sportivo, sintomo di un mondo in pieno fermento nella sua voglia di raccontare. E se “al termine della prima guerra mondiale dal punto di vista giornalistico-sportivo l’Italia è fatta”, è con l’avvento del fascismo che lo sport diviene centrale nella società per la proposizione di un modello e come racconto funzionale alla dittatura. La stampa è tutta sotto sorveglianza e l’arrivo della radio offre nuove strumenti di propaganda (la prime radiocronaca è sul calcio nel marzo del 1928), insieme ai cinegiornali di regime.

Nel secondo dopoguerra tutto cambia. Ogni città ha il suo periodico sportivo, e se il ciclismo rimane lo sport prediletto, il calcio inizia a incalzare sotto la spinta di un interesse sempre maggiore. La radio rimane lo strumento principe di un racconto che stimola la fantasia ma con i Giochi Olimpici di Roma del 1960 la televisione inizia a farsi largo. Nascono programmi iconici come “Il processo alla tappa” (1962), la “Domenica sportiva” (1953) e “Novantesimo minuto” (1970), per una narrazione che alle parole accompagna anche le immagini.

Tra i momenti di svolta troviamo il Mundialito (1981) evento calcistico internazionale non più appannaggio della Rai con l’esordio di Canale 5 di Berlusconi e l’avvento della pay-tv con la prima partita in diretta nel 1993 (Lazio-Foggia).

Pieranni nelle 130 pagine del libro racconta tutto questo aprendo importanti finestre sui maestri (da Carlin Bergoglio a Gianni Minà), i colpi di genio che hanno rinnovato il racconto (le pagelle nel calcio, tra queste), sino ai tanti letterati che si sono cimentati nella narrazione con il solo limite di una professione parecchio invisa alle quote rosa.

Insomma, un volume che vale la pena leggere per farsi una “infarinatura” di come si è evoluto il giornalismo sportivo in oltre cent’anni. E se qualcuno volesse approfondire certe derive che ha preso la professione si legga il bel libro di Gianpaolo Ormezzano, I cantaglorie che ormai possiamo considerare un classico: la sua celebre tripartizione epocale del giornalismo è ancora oggi insuperabile.

Voto 7

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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