Quando c’era 90° minuto, Dipollina

Pubblicato sul Il Ponte 29 marzo 2009: “Amici sportivi, buon pomeriggio”

Amici sportivi, buon pomeriggio”. Chi non ricorda queste semplici parole dal volto rassicurante e bonario di Paolo Valenti a dare il benvenuto a una della trasmissioni di culto sul calcio. Erano gli anni ’70 e tutti gli amanti del pallone verso le 18.30 – cogli anni le 18,10 – si sintonizzavano sulla Rai per “Novantesimo minuto”. La trasmissione principe, con gol e commenti della domenica calcistica.

Ora a un giovane di oggi farà sorridere questa rievocazione del programma, visto l’immenso dosaggio quotidiano di offerte televisive. Un tempo però le cose non stavano proprio così: la pay tv era lontana, si giocava solo la domenica, c’era solo la Rai. In prima battuta i gol erano quelli di Paolo Valenti. Presentati con un format semplicissimo: zero interviste, inesistente la moviola, tutto il peso della cronaca sulle immagini e il commento del giornalista. E proprio i mezzibusti, quelli che in un minuto e mezzo condensavano l’ora e mezza di gioco, finivano per assurgere a emblemi di una città. C’era Tonino Carino da Ascoli, il toscano dall’accento marcato Marcello Giannini da Firenze, l’ancora taglia sottile Gianpiero Galeazzi da Roma (l’unico “sopravvissuto”), Luigi Necco da Napoli sempre circondato da rumorosissimi tifosi, il volto corrucciato di Ferruccio Gard da Verona, Giorgio Bubba tra Genoa e Sampdoria, Cesare Castellotti da Torino con le sue giacche sgargianti, Gianni Vasino da Milano. Più che commentatori erano simboli di una squadra, a volte persino tifosi. A raccontare quell’epoca sono due bei volumi usciti a pochi mesi di distanza: Marco Giusti, “Il meglio di 90° minuto” (Mondadori, pp. 134, euro 20,00); Antonio Dipollina, “Quando c’era 90° minuto” (Sperling & Kupfer editore, pp. 149, euro 12,00).

Il format era alquanto semplice. L’analisi tecnica delle partite passava in secondo piano, mentre erano i personaggi a tenere banco. Come quando Luigi Necco col Napoli in odore di scudetto chiuse un servizio con “Napoli chiama e Milano non risponde”. Un’altra volta, “San Gennaro perdona, Maradona no”. E che dire di Marcello Giannini, preso dall’ispirazione letteraria si avventurò in un ardito “Ed è subito gol, come direbbe Ungaretti” (in realtà era Quasimodo, ma son dettagli). Più grossa ancora la fece Tonino Carino la volta che fu mandato a commentare una partita di calcio femminile dove, accompagnato dal sorriso, si lasciò andare alla frase: “via via che trascorrevano i minuti i falli si facevano sempre più duri”.

Insomma, un teatrino in piena regola, tenuto insieme dall’abilità di Valenti. E pensare che l’inizio della trasmissione era stato tutto in salita. Il battesimo dopo i Mondiali in Messico del 1970, quelli di Italia-Germania 4-3. Il successo di pubblico spinge i vertici Rai a pensare a qualcosa di diverso dalla “Domenica sportiva” in onda a tarda sera. Nasce così “Novantesimo minuto” all’inizio guidato da un trio: Maurizio Barendson, Paolo Valenti, Remo Pascucci. Il programma dura solo un quarto d’ora, giusto il tempo di leggere i risultati e far vedere qualche spiccia immagine.

La svolta vera arriva nel 1976, quando nasce Rai 2, Barendson ci trasmigra e fonda “Domenica Sprint”. Valenti resta a “Novantesimo minuto”, e si ritrova una redazione tutta da ricostruire. Bussa così alle sedi regionali della Rai. Gli esperti del pallone se ne stanno alla “Domenica sportiva” e alle radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto”, da Valenti arriva chi non ha mai parlato di sport. Scherzo del destino, sarà la fortuna del programma.

Filippo Fabbri

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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