Quella volta di Vialli a San Mauro

Il ricordo di un incontro indimenticabile

È difficile trovare le parole giuste quando viene a mancare un campione. Ancor di più quando quel fuoriclasse non è stato uno dei tanti che hai visto in lontananza mediato da qualcosa (televisione o social) ma l’hai incontrato di persona, soprattutto di recente a memoria fresca. È avvenuto esattamente sette mesi fa. A San Mauro Pascoli era venuta la Nazionale per l’allenamento di rifinitura e lui era il capo delegazione. Nel bailamme di giocatori e personalità di quella mattinata si era presentato per come era, senza filtri di sorta: smagrito e infossato nel volto, occhi stanchi, i gonfi polpacci d’un tempo avevano lasciato il posto a due gambe sottili. Si vedeva che c’era qualcosa che non andava, eppure quello che mi aveva colpito era la sua parlata, lenta e gentile, quasi a scusarsi nel dire qualcosa.

Quella mattina, a un certo punto, Cristiano Protti (Chicco per i sammauresi) mi dice di seguirlo nella sala stampa del Macrelli perché avrebbe fatto qualcosa di grande che coronava un suo sogno. Lo seguo in quella minuscola saletta e mi ritrovo Vialli. Chicco gli consegna una speciale maglia della Sammaurese con il suo cognome. Al giocatore si illuminano gli occhi e riceve il dono con vero piacere. Partiamo con le foto di rito alle quali si presta volentieri.

“Vialli ha accettato con gioia quel dono dicendomi che avrebbe messo la maglia nella sua speciale collezione personale – ha raccontato Protti al Corriere Romagna – Un po’ stupito dalla sua riposta gli dissi che si trattava di una piccola squadra in confronto a quelle che lui aveva incontrato in carriera. Lui mi disse: ‘Una squadra è sempre una squadra al di là della sua categoria e quindi questa maglia merita di stare insieme alle altre’. Sono parole che ricorderò sempre e infatti già allora mi commossero”. Sono parole che colpirono anche me, che ero presente a quel momento.

Al termine della “cerimonia” chiesi a Vialli se era disponibile per una breve intervista, mi rispose di no, non se la sentiva. Il tono era ancora lieve ed educato. Non era il momento giusto, oggettivamente avevo chiesto troppo.

Di quella giornata porto il ricordo della sua voglia di esserci malgrado l’evidente difficoltà del suo stato di salute, la sua forza di volontà nell’interpretare fino all’ultimo il ruolo di capo delegazione, incarico interpretato in maniera molto originale come hanno riconosciuto in tanti.

Sulla sua malattia, Vialli ha detto ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, che se ci si arrende una volta poi diventa un’abitudine. “Vorrei che un giorno qualcuno mi guardasse, o mi pensasse, e dicesse: ‘È anche per merito tuo se non mi sono arreso’”.

 

L’articolo del Corriere Romagna

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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