Acqua e anice

Recensione del film con Stefania Sandrelli e Silvia D’Amico

Conosciamo ‘Acqua e sapone’ e siamo nel campo dell’igiene, che sfocia anche nella musica nel bel testo degli Stadio. Conosciamo anche ‘Acqua e sale’ che dicono faccia bene all’organismo anche se personalmente preferisco la canzone di Mina e Celentano. La lista di abbinamenti con l’acqua è decisamente lunga e variegata, e non deve stupire se arriva persino ad ‘Acqua e anice’ in un mix che farebbe storcere il naso a parecchi bartender.

L’inconsueto incontro tra il neutro e l’alcolico trova un suo equilibrio nel film di Corrado Ceron. Ad agitare lo shaker è una sontuosa Stefania Sandrelli nei panni di una diva delle balere nei sognanti anni ’70, per fortuna non attraversati solo da pistole e contestazione politica, come per tanto tempo ci hanno raccontato. Olimpia, questo è il suo nome, è una tipa bizzarra che non si arrende al tramonto di una vita vissuta al massimo sui palchi d’Italia e che ora deve fare i conti con il declino degli anni. Decide di fare un viaggio a Zurigo per incontrare un’amica e chiama a sé la giovane-triste Maria (Silvia D’Amico) da poco lasciata dal compagno feticista. Tra le due donne non c’è solo una distanza di generazioni ma un abisso di morale e atteggiamenti verso la vita, paradossalmente più sorridente e vitale nell’anziana.

Il viaggio come tutti i road movie svelerà tante cose, e soprattutto metterà entrambe di fronte al tema della morte: l’unica cosa certa della nostra esistenza, la più temuta e proprio per questo guardata con sospetto.

Il film ci dice che si può morire col sorriso e questo penso sia una delle scelte più rivoluzionarie della nostra esistenza. Ci dice anche che nella vita è possibile fare scelte estreme a testa alta, senza rimpianti, in piena libertà, consapevoli che si vive una sola volta.

La pellicola è stata presentata al cinema Eliseo a Cesena nell’ambito della rassegna CinemAnimaMente alla presenza dell’attrice Silvia D’Amico in dialogo con Daniele Gualdi, uno talmente appassionato al grande schermo che nelle vene ha pellicola e cellulosa…

Filippo Fabbri

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