Mixed by Erry

Due, tre pensieri sul film di Sydney Sibilia

Ho sempre pensato che i napoletani hanno una marcia in più. Crescono in posti difficili, hanno sbocchi che non sono neanche la metà dei nostri in Romagna, ma trovano la forza per uscire da situazioni difficili, per non dire impossibili. È quell’arte dell’arrangiarsi che si fa intraprendenza nei labili confini tra il legale e l’illegale, affrontata con quella leggerezza che manca ai romani più dediti alla lamentela e all’opportunismo. Sono generalizzazioni, lo so, eppure penso di non andare lontano dal vero nel ritratto territoriale di quegli ambienti.

Lo penso da tempo, e lo trovo rafforzato nel bel film di Sydney SibiliaMixed by Erry”. Racconta la storia di tre giovanotti di Forcella (i fratelli Frattasio) capaci di fare una fortuna con la duplicazione illegale delle musicassette, tra la metà degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. A fermare la loro impresa non è stato l’avvento dei Cd che hanno messo in soffitta i nastri, ma lo Stato che a un certo punto si era reso conto che qualcosa non andava se la prima etichetta distribuita era la Mixed by Erry.

Il film ha il tratto lieve dell’impresa illegale alla quale non puoi non solidarizzare, per coraggio, intraprendenza e sogno dei tre. Sicuramente tante parti del reale – perché di fatti realmente accaduti si tratta – sono state addomesticate per la vicinanza agli eventi e la contiguità con il mondo del malaffare. Resta l’impresa di tre giovani capaci dal nulla di creare qualcosa di monstre tanto da farne una industria che dava lavoro al contesto.

Analizzare la pellicola con gli occhi della morale è decisamente riduttivo. È come andare in macchina a Napoli e sperare che ci siano le regole di Cesena. Cercare invece di comprendere quegli ambienti in anni movimentati come gli ’80, significa allargare l’orizzonte a una città in quel periodo nel massimo della sua travagliata storia.

Erano tanti i giovani che volevano fare i dj nel pieno della new wave. A Napoli avevano lo stesso sogno, solo che lo hanno realizzato in maniera diversa e decisamente… originale.

Filippo Fabbri

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