A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Pubblicato su Romagna Gazzette, “Madrid express a trent’anni dalla vittoria Mundial”, Novembre 2012

Tra le date che hanno “fatto gli italiani” è da annoverare anche l’11 luglio del 1982. Si potrebbe aggiungere anche il 5 luglio (vittoria sul Brasile) ma non osiamo chiedere troppo. Quel che è certo è che in quella sera d’estate tutti gli italiani restarono incollati al video, per poi uscire di casa una volta raggiunto il successo, impensabile solo due settimane prima. Non è la prima volta che un evento calcistico, e più in generale sportivo, arriva a catalizzare un così grande consenso di massa, e non sarà neanche l’ultima (il 2006 concederà il bis). Certo è, il 1982 rappresenta uno spartiacque nazionale per molti punti di vista: tutti ancora oggi ricordano cosa fecero quella sera, così come tutti conoscono a memoria la formazione di quell’impresa (Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali…), differenza non da poco rispetto al successo berlinese di sei anni fa dove la memoria pare più flebile causa anche quegli undici mai gli stessi (così va il calcio d’oggi).
Resta il fatto che le reti di Paolo Rossi, in arte Pablito, sono state qualcosa di più di un gesto d’astuzia sportiva, capaci non solo di cancellare la colpa di un giocatore finito negli inferi del calcio scommesse, ma addirittura di rappresentare un punto fermo dell’identità nazionale tuttora presente nella memoria collettiva.
Ne è prova il bel romanzo di Carmelo Domini, “Madrid Express” (Foschi Editore, pp. 190, euro 14), giornalista del Corriere Romagna. Racconta il percorso di Giovane, studente in Spagna per la tesi di laurea, coinvolto in un’avventura che inizia a Barcellona il 26 settembre del 1981, per terminare il 12 luglio dell’anno dopo, il giorno successivo alla vittoria Mundial. Giovane, non è il suo nome di battesimo ma così tutti lo chiamano, va in questa terra senza sapere di essere italiano, senza nostalgie del suo mondo d’origine: “Se essere italiani in quella primavera del 1982 significava pure non rimpiangere la patria, be’, allora qualche problema c’era. Perché, tra i tanti studenti di quell’anno, gli unici a non essersi portati una bandiera nella valigia per i mondiali alle porte eravamo noi”.
Distacco totale, dunque, che si allevia col passar del tempo, scandito dalle imprese degli undici di Bearzot, sempre più sul tetto del mondo. Il passaggio è quasi epocale: “Ero in Spagna da nove mesi e già ero campione del mondo. Forse sarei dovuto venirci prima, forse sarei dovuto passarci ogni quattro anni”. Quella vittoria, dunque, non è stata solo calcistica, ma qualcosa di più.
E se a trent’anni di distanza tutti sanno rispondere alla domanda, “lei dov’era la sera dell’11 luglio del 1982?”, ci sarà pure un motivo…