Cadute e risalite di Denis Bergamini

Recensione del libro “Nel nome di Denis” di Francesco Ceniti

Se è vero che nella vita si può rinascere dalle cadute è altrettanto vero che si può morire due volte. Denis Bergamini è stato ucciso due volte. La prima nella vita spezzata il 18 novembre 1989 in un’anonima strada in Calabria. La seconda da una giustizia (la g minuscola è voluta) che rende flebile la fiducia in quello che chiamiamo Stato. E se la prima la possiamo catalogare nel fatto di cronaca, la seconda è quasi più terribile perché lascia quel senso di spaesamento a coloro che rimangono in vita e cercano un perchè alla perdita di un proprio caro. Una tenacia che non ha mai lasciato Domizio e Maria, insieme a Donata. Rispettivamente genitori e sorella di Denis Bergamini, Donato all’anagrafe per gli sconosciuti, giocatore del Cosenza campionato 1989/90. A raccontare la loro vicenda è il giornalista Francesco Ceniti nel bel volume “Nel nome di Denis” (Cairo editore, 2022), titolo chiaramente ispirato a un celebre film che fece tanto parlare all’inizio degli anni ’90, “Nel nome del padre”, di Jim Sheridan con il noto attore Daniel Day Lewis.

Ceniti espone in forma di romanzo l’odissea giudiziaria della famiglia Bergamini alla ricerca di una verità che dia dignità a un figlio ingiustamente tolto alla vita. La versione ufficiale del caso parla di suicidio volontario, sotto le ruote di un camion a seguito di un alterco con la fidanzata. Questo per le carte della giustizia. Eppure i punti oscuri sono tanti, come rileva già agli albori del caso il perito Pasquale Pascarelli: “E’ da escludere che possa essersi gettato in modo volontario sotto le ruote”. Pareva una strada tracciata che invece si rivelerà senza uscita nel primo processo, terminato con sentenza di assoluzione dell’unico imputato, Raffaele Pisanò autista del camion (giugno 1992). A cui seguirà una successiva archiviazione tanti anni dopo (novembre 2015).

Come un passato che non passa, ci sono cose che non hanno prezzo, inscalfibili neanche davanti a un miliardo di vecchie lire di risarcimento. Per la famiglia Bergamini la verità viene prima di tutto. “Fino a quando avrò un solo respiro dentro al petto, continuerò a lottare nel nome di Denis. La verità sulla sua morte è l’unica cosa che m’interessa”, esclama Domizio.

Nel maggio del 2017 il caso è stato riaperto e le indagini hanno stabilito che Bergamini non si è suicidato. Si attende la sentenza, 33 anni dopo quel fatto…

Filippo Fabbri

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