A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
19 racconti sulla massima competizione nel calcio mondiale

Dopo due Mondiali in astinenza non ci resta che consolarci con gli scrittori. Che poi se vogliamo essere più precisi i Mondiali dolorosi sarebbero quattro per noi. Dopo le inaspettate gioie del 2006 solo delusioni perché se non vinci con la Nuova Zelanda (2010) e perdi contro il Costarica (2014) qualche campanello d’allarme dovresti sentirlo. Se poi nei due successivi manco di qualifichi il suono si farebbe assordante al cospetto di una federazione che fa di tutto per non udire. E allora tuffiamoci negli scrittori, 19 per la precisione. Costituiti in una squadra con tanto di maglie e nome rievocativo: Osvaldo Soriano Football club. Meglio non potevano scegliere.
Buona parte di quel gruppo aveva dato alle stampe a un libro collettivo, “Era l’anno dei Mondiali” (Corriere della Sera editore), curato da Paolo Verri nell’anno dell’edizione ospitata in Sudafrica. L’operazione non è nuova e non so per quale strana coincidenza astrale ho deciso di leggerlo nell’anno che ancora una volta ci vede a rischio qualificazione. Senso di difesa o malocchio contro un’ennesima delusione poco importa. Restano quelle 200 pagine valutabili tra alti e bassi nel responso. Ma ci sta. Perché come non potrà mai esserci sempre un Italia-Brasile 3-2, lo stesso avviene in punta di dita sulla tastiera di un computer dove il risultato non sarà sempre di livello.
Ogni scrittore racconta un’edizione del Mondiale, dalla prima del 1930 in Uruguay a quella del 2010. Appunto 19. Quello che è interessante notare è l’influenza delle immagini televisive nella narrazione. I racconti delle edizioni dal 1930 al 1962 non presentano una partita iconica, bensì fatti e personaggi tramandati dalla scrittura. Per citarne alcuni: l’arbitro belga della finale John Langenus (1930), Obdulio Varela (1950), il mito della grande Ungheria (1954), Garrincha (1958), gli oriundi (1962).
Tutto cambia dal primo mondiale con le immagini nel 1966. Da qui in poi prevale il racconto incentrato su una specifica partita che fotografa un momento collettivo visto in un’ottica personale e spesso intima: la finale Inghilterra – Germania (1966), Italia-Germania (1970), Italia-Brasile (1982), Italia-Argentina (1990), Italia-Brasile (1994), Corea del Sud–Italia (2002), Germania-Italia (2006). È come se da un preciso istante il mondo degli scrittori si facesse interprete di un momento generazionale rappresentato da una simbolica partita come aveva fatto Andrea Barzini nel film “Italia-Germania 4-3”.
Questo spiega bene come l’assenza da due competizioni Mondiali non rappresenti solo un vuoto sportivo ma colpisca anche la dimensione dell’immaginario collettivo. Va ben oltre le maglie azzurre in campo. Un danno generazionale: qualcuno lo spieghi ai padroni del vapore del pallone.
Voto 6.5