Fuori gioco, Salvatore Scalia

Pubblicato su La Voce di Romagna 8 settembre 2010, “È uscito Fuori gioco di Salvatore Scalia: calcio, anni ’60 e sogni spezzati”

Pietruzzu Anastasi è stato qualcosa di più di un giocatore: un simbolo, il riscatto dell’uomo del sud che ce l’aveva fatta a sfondare nella Torino della Fiat, l’orgoglio generazionale di una terra staccata dall’Italia. Bene ha fatto l’editore Marsilio ad apporre la sua immagine di giocatore esultante con la maglia della Nazionale nella copertina del romanzo di Salvatore Scalia, “Fuori gioco” (Marsilio, pp. 126, 2009, euro 12,00). Scalia non racconta la storia di Pietruzzu, ma quella di un piccolo campioncino dell’isola del sole che sognava di diventare Anastasi e che invece si è perso nei meandri della vita. Il suo nome è Paolo Malerba, personaggio sconosciuto agli almanacchi del pallone, partorito dalla fantasia dell’autore, assurto a emblema di una “Vita bruciata di un calciatore di provincia”, così il sottotitolo del romanzo. Malerba sognava in grande, aveva doti da campione, la sua vita però imprevedibilmente prende la traiettoria d’uno Jabulani impazzito e ingovernabile, il cui epilogo è facile immaginare.

Siamo in Sicilia, alle pendici dell’Etna, fine anni Sessanta. In tutta la penisola è un ribollire di novità grazie al boom economico, non in Sicilia dove tutto pare fermo, immobile. Malerba a scuola va malissimo, ma al padre non importa perchè oggi è col calcio che si fanno i soldi, dice (quant’è attuale questa frase!). Singolare la figura del babbo: raccomandato a lavorare in un’azienda dell’energia da un capetto democristiano, mediocre in tutto, sfoga sul figlio un possibile riscatto sociale ed esistenziale. Il giovane gioca nella squadretta del paese, la Libertas, un nome che è qualcosa di più di una società sportiva: il presidente della squadra è anche il sindaco del paese. A sconvolgere il trantran di una vita da periferia del mondo, ci pensa una raccomandata da Milano: Paolo Malerba viene chiamato a fare un provino per l’Inter. E’ la prima volta che il giovane esce di casa, coi nuovi compagni parla poco, si vergogna dell’accento siciliano. Il provino va alla grande, addirittura gol in semirovesciata. Già si intravvede i titoli di giornale: “Paolo Malerba, il futuro Pietro Anastasi”.

Quell’Anastasi che quando torna in Sicilia è ammirato da tutti, veste “elegante, ben pettinato, con una camicia azzurra e pantaloni di lino bianco”. Peccato che la storia di Malerba prenda una direzione diversa. Se i difensori nel provino non lo fermano, a bloccarlo è la visita medica: ha una macchia nei polmoni, salta il tesseramento. Inizia per lui un percorso a ritroso che lo porta a una lenta autodistruzione, fatta di emarginazione. Ritorna nella squadra del paese, si accontenta di piccoli lavoretti per il sindaco, ove si invaghisce della moglie. Gli anni crescono, il giocatore fa il suo tempo e così viene abbandonato. Si sente tradito, tutti si allontanano da lui, neanche fosse un appestato. Il sogno si spezza, come quello di tanti giovani d’oggi che fantasticavano Messi e invece son finiti nei burroni dell’esistenza.

Filippo Fabbri

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