Questa sera a casa di Luca c’è… Matias Ora

Recensione del libro  “Il caso Matias Ora” di Luca Casadei

Di Luca Casadei mi sarei aspettato tante cose. Di vederlo vagare ebbro in mezzo alle vigne con una bottiglia in mano del Sangiovese migliore soddisfatto della bevuta. Di vederlo incontrare Adrian Mutu e dirgli in faccia tutto il male che i tifosi cesenati hanno sempre pensato di lui. Di firmare le copie di un libro fresco di stampa. In attesa di scorgerlo all’opera nelle prime due situazioni (tranquilli, prima o poi succederà), passiamo per ora all’unica certezza, la terza opzione.

Che avrebbe scritto un libro era solo questione di tempo. Lo conosco da un po’ e più di una volta gli era scappato questo suo sogno. Non immaginavo che la trasformazione in realtà avvenisse attraverso un giallo. Sia chiaro, le atmosfere chandleriane non le troviamo, idem quelle splatter. Di sangue (per fortuna) se ne legge poco, perché è l’intrigo a tenere le fila nell’esordio de “Il caso Matias Ora” (Bookabook, 2022). Dico subito una trama ben riuscita perché quando un libro ti tiene incollato nelle pagine e non vedi l’ora di arrivare in fondo per vedere come va a finire è come coronare il sogno di bere un Sassicaia del 1985 il cui tempo ha solo migliorato.

La storia del romanzo si incentra sulla scomparsa di una ragazza, Sara Antonioli. In vacanza con le amiche va a fare un bagno a Cesenatico ma non ritorna. Un mistero, nutrito da un dettaglio. Sulla battigia, tra le sue cose, in un libro c’è un messaggio criptico, rivolto all’ex compagno Alessandro Dalmo: “Ti ho telefonato credo di essere in pericolo”. Da qui si sviluppa questa storia giocata su tre filoni di indagine: quella ufficiale del commissario Renato Punto; quella ufficiosa di Dalmo; quella giornalistica di una scaltra Valeria Buonocore.

La bravura di Luca sta nell’intrecciare il mistero in una linea di temporale mobile, tra passato e presente, senza mai perdere la tensione tipica del giallo. Interessante poi che la vicenda abbia il suo fulcro a Cesenatico, in una riviera sempre più centro di gravità di numerose pubblicazioni di genere, tanto da annoverare nomi di maestri come Lucarelli e De Cataldo, sino ai più recenti Gino Vignali ed Enrico Franceschini (qui l’appellativo di maestro è ancora in là a venire).

Chi conosce Luca, legge nelle pagine lo sbocco di tante sue passioni: il vino (Dalmo è un sommelier), il giornalismo, i principali luoghi della sua vita (oltre a Cesenatico, troviamo Cesena, Mantova e Bologna).

Confesso di nutrire una preventiva diffidenza quando un giornalista si trasforma in scrittore. Fatto sempre più frequente, la sfiducia d’impatto nasce dall’aver letto tanti romanzi in stile più cronachistico anziché letterario, risultato di una forma espressiva difficile da assorbire nel giro di poco tempo. Per fortuna tutto ciò non si riscontra nell’esordio letterario di Luca.

Ora l’interrogativo è uno: vedremo sbocciare un secondo romanzo (perché tanto prima o poi arriverà…), oppure prima di esso si avvererà una delle prime due opzioni a inizio articolo? Al tempo l’ardua sentenza.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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