La diplomazia tedesca del pallone, Carmine Calabrese

Recensione del libro sul calcio delle due Germanie dal Secondo dopoguerra

La presenza di due Germanie nel calcio è stato qualcosa di unico nel secolo scorso. Perché mai si è visto un popolo con la stessa lingua e la stessa cultura spezzato a metà per motivi esclusivamente ideologici. Il paragone con Austria e Ungheria parte di uno stesso impero sino alla prima guerra mondiale non regge per nulla, dal momento che si trattava di popoli con nazionalità distinte. Qui invece il termine tedesco era parte di un Dna collettivo, diviso però dalla geopolitica del tempo. Le due Germanie sono state un caso di nazionalismo al contrario. Mentre ad esempio la vicina Jugoslavia, coacervo di nazionalità, per un certo periodo si è trovata unita sotto la stessa bandiera del comunismo nella versione di Tito, la Germania di una medesima nazionalità è stata separata dalle logiche della politica mondiale. È in questo contesto che sono sorte le culture calcistiche della Germania dell’Ovest e dell’Est, che hanno attirato l’attenzione di tanti storici e appassionati, tanto da veder fiorire una discreta pubblicistica in materia. Ultima per ordine d’arrivo è l’agile volumetto “DDR vs BRD. La diplomazia tedesca del pallone” (Urbone publishing) scritto da Andrea Carmine Calabrese.

Sia detto con chiarezza, il libro non rivela alcunché di nuovo sul fronte occidentale/orientale, tuttavia ha il pregio di fare sintesi su cosa sia avvenuto dal secondo dopoguerra alla caduta del Muro. Se guardassimo al palmares dei trofei vinti verrebbe da dire che non c’è stata partita tra i due blocchi tanto è stato il divario di successi in favore della Germania Ovest. Dal primo Mondiale vinto del 1954 in poi è stato un fiume in piena, al punto da far dire a Gary Lineker che “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince”.

Eppure è innegabile come ancora oggi quell’unico confronto in una competizione Mondiale del 1974 vinto dalla Germania dell’Est rappresenti uno dei momenti di maggiore eco nella storia delle due nazioni. E se noi italiani ci chiediamo dove fossimo quando segnava Paolo Rossi nel 1982, nell’Est per tanto tempo ci si è chiesti “dov’eri quando segnò Sparwasser”. E probabilmente proprio la vicenda dell’autore di quel gol è lo specchio della parabola calcistica, ma soprattutto politica, della Germania dell’Est: da eroe nazionale a reietto per essere passato all’altra sponda clandestinamente. Troppo soffocante  vivere in uno Stato con un informatore della Stasi ogni 59 abitanti (nell’Urss il rapporto era 1:585). Anche se c’è da dire che le due Germanie una volta unite hanno avuto i bei loro problemi anche nel calcio, tanto da far pensare più a un’annessione anziché a una unione. Ma questa è un’altra storia che Carmine Calabrese racconta bene nell’ultima parte del libro.

 

Voto: 7/10

Filippo Fabbri

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