A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Un libro che racconta quando giornalisti e calciatori avevano ancora relazioni umane

Di Roberto Perrone, giornalista sportivo (e tanto altro) del Corriere della Sera scomparso nel gennaio di quest’anno, avevo letto un noir della serie di Annibale Caressa (“L’ultima volontà”, Rizzoli). Francamente non mi aveva entusiasmato, mi era parso uno dei tanti giornalisti che approdano al poliziesco con trame televisive (è il male del genere oggi!) con risultati inversamente proporzionali alle recensioni. L’ambiente dà visibilità e spazi importanti perché si sa che tra amici fa sempre bene, tuttavia il libro era la solita narrazione col vizio della sceneggiatura da fiction.
Quindi, quando ho preso in mano ‘La lunga’, romanzo edito da Garzanti nel 2007 confesso che ero preceduto da un pre-giudizio che non volgeva a suo favore. Le pagine invece hanno detto il contrario. Ovvero è un romanzo da leggere per chi ama il calcio ma più in generale lo sport. Non so quanto ci sia di autobiografico in questa storia che vede protagonista un giornalista, Giacinto Mortola, che ha tutto tranne i connotati del “protagonista”, per come lo intendiamo in epoca di narcisismo da social. Se ne sta prevalentemente in redazione (i famosi culi di pietra), fa diligentemente il suo lavoro senza rompere l’anima a nessuno come un infaticabile mediano da 6 fisso in pagella. Si fa le “lunghe” senza fiatare, malgrado l’anzianità gli potrebbe riservare giornate più consone alla vita famigliare. È l’affidabilità fatta persona dell’uomo medio, senza ambizioni di carriera e proprio per questo detestato dal suo giovane caporedattore che vuole salire in fretta la scala redazionale.
Perrone fa di Mortola un eroe. Perché come tutti i personaggi abitudinari, ripetitivi e semplici, in realtà una chiave di accesso che gli faccia accendere una qualche spia interiore ce l’ha. È un giocatore a scatenare il suo innesco, uno che aveva conosciuto tanti anni prima, una delle tante meteore con relativo momento di gloria durato giusto l’attimo di 90 minuti. Simone Perassi questo attimo lo vive in un pomeriggio con la maglia del Torino quando segna una doppietta contro la Sampdoria che lo porta alla ribalta nazionale. Anche lui è un anti-divo tanto che attribuisce alla fortuna quella giornata particolare.
La grandezza del libro sta nella speciale alchimia che si viene a creare tra questi due personaggi, in anni nei quali ancora il rapporto umano era possibile tra stampa e calciatori. Oggi un giornalista non può neppure sognare di chiamare al telefono un giocatore professionista, è vietato, non si può, pena multe al calciatore e messa al bando del giornalista. Un tempo era diverso, il rapporto umano non era una chimera.
Perrone con “La lunga” ci dice che il calcio di un tempo non era solo industria e business, ma anche relazione tra persone al di fuori del rettangolo di gioco.
Voto: 9/10