Lorenzo Mazzoni, Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate

Pubblicato su Romagna Gazzette marzo 2016, “Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate”

Si chiama Spal e sta per Società Polisportiva Ars et Labor. A fondarla a Ferrara all’inizio del secolo scorso è stato un sacerdote salesiano che probabilmente mai avrebbe immaginato nel ventunesimo secolo veder la fede al calcio prendere il sopravvento al credo religioso. Ventuno campionati nella massima serie, l’ultimo risale alla fine degli anni ’60, anni aperti con una prestigiosa finale di Coppa Italia persa contro il Napoli. Poi un vivacchiare tra B, serie inferiori e fallimenti. La scorsa stagione 2013-2014 in Lega Pro Seconda divisione. Perché la citazione dello scorso campionato tra tante annate calcistiche? Perché in questo torneo Lorenzo Mazzoni ambienta la settima indagine dell’anarchico commissario Pietro Malatesta, “Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate” (Koi press editore).

Non è un giallo in senso stretto. È un delitto imbevuto nella fede sportiva di una squadra dal glorioso passato. Diciamo subito un bel racconto, che si apre con il rinvenimento di Fabio Paglierini, tifoso spallino con una data tatuata sul braccio, 24 maggio 1992. Numeri storici per l’ultras ferrarese, ritorno della squadra in serie B guidata da un memorabile mister dall’inconfondibile sigla: GB Fabbri. Per il commissario Malatesta si riapre un mondo che pensava di avere lasciato per sempre alle spalle, chiuso a chiave in qualche parte della sua memoria, all’improvviso riaperto come un Arsenio Lupin con le casseforti.

Ritorna alla mente la sua prima e fatale volta allo stadio Mazza nel 1973 (Spal-Bari 1-0), ma soprattutto ritornano gli anni della giovinezza quando insieme a un gruppo di agitati amici aveva dato vita ai “Regolatori”, sempre ad attaccar brighe con gli altri colori. L’indagine non è solo uno scavo sul presente per comprendere cosa è avvenuto a quel tifoso deceduto, ma è un cercare di capire il perché d’un atto d’amore per una squadra in simbiosi con la città. Malatesta una risposta se la dà e la trova nel periodo in cui è cresciuto, gli anni ’80. Fuori tempo massimo per le idee politiche del decennio precedente, “c’era solo la Spal, l’unico scopo, l’unica fede in quei mitici tempi. La Spal, che vi faceva entrare di diritto nel presente, il vostro”. Se cambiassimo nome di squadra il discorso sarebbe lo stesso per tanti altri comuni destini pallonari.

Filippo Fabbri

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