Prima del calcio di rigore, Peter Handke

Un grande romanzo dal Premio Nobel per la letteratura 2019

Dà un senso di vuoto, di smarrimento, di vagare per luoghi senza una meta ben precisa, affastellando cose senza un domani. Persone che si vedono senza incontrarsi, dialoghi che non vanno oltre il senso compiuto, juke box che suonano a vuoto, risse che nascono dal nulla su gesti talmente insignificanti da rendere banale persino la morte. Se Peter Handke voleva trasmettere il senso di alienazione di un portiere di “qualche fama” ci è riuscito perfettamente. “Prima del calcio di rigore” è un susseguirsi di pagine a capitolo unico senza sapere dove si vada a parare. Riporta alla mente lo “Straniero” di Camus in quella banalità del quotidiano che rende senza senso un omicidio. Anche lo scrittore francese era stato un portiere nella vita, ma qui siamo nel teorema delle semplici coincidenze.

Bloch, il portiere di Handke, vive l’angoscia della vita come davanti un avversario dagli undici metri. Non sa dove andrà il tiro ma anziché accettare la sfida dell’uno contro uno, finisce per subirla. Come tutto ciò che gli accade intorno. “Il portiere si domanda in quale angolo l’altro tirerà. Se conosce il tiratore, sa quale angolo si sceglie di solito. Può darsi però che anche l’incaricato del calcio di rigore calcoli che il portiere ci pensa. Quindi il portiere pensa che oggi, per una volta, il pallone arriverà nell’altro angolo. Ma se il tiratore continuasse a pensare insieme al portiere e decidesse quindi di tirare nel solito angolo? E così via, così via”. Le parole sono di Bloch spettatore di un calcio di rigore in un campetto di periferia. Il penalty è sempre una scommessa, un gioco di psicologia e tecnica, banalmente definito una lotteria quando in realtà di casuale ha ben poco. Perché attiene alle scelte umane, è il momento nel quale una decisione la devi prendere, sia che lo si calci, sia che lo si pari. Quel che è certo è che il portiere deve “subire” la scelta di chi gli sta davanti, aspettando la sua decisione e accettando la sfida.

È curioso come il Handke utilizzi il calcio come metafora per raccontare la vita. Non è il primo e non sarà di certo l’ultimo a farlo. Quello che stupisce è l’uscita del libro nel 1971 da Feltrinelli (questa l’edizione letta) in anni nei quali il calcio non era poi così letterario nel genere. Nel 2019 gli è stato assegnato il Nobel per la letteratura, aprendo non poche polemiche per una sua presunta vicinanza a Slobodan Milošević. Sia come sia, “Prima del calcio di rigore” è un gran libro. Tra le punte di diamante del genere.

Voto 9/10

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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