Serie A noir, Furio Zara

Ventiquattro misfatti nel mondo del calcio dimenticati dai radar della narrazione

È bravo Furio Zara. È bravo perchè quando si parla di misfatti nel calcio non ci propina i “soliti” avvenimenti. Non nel senso di banali, perché non c’è mai nulla di ordinario quando di mezzo c’è l’intrigo se non addirittura la tragedia. C’è però un’ampia pubblicistica nel mondo editoriale sportivo che molto spesso fa copia-incolla su certi avvenimenti, riproponendo fatti triti e ritriti senza aggiungere nulla a quanto già si sapeva. Quante volte abbiamo letto dei drammi di Giuliano Taccola, Re Cecconi, Luigi Meroni, la lattina Boninsegna e via con l’elenco che potrebbe occupare una Treccani.

Zara rifugge dalla zona di confort e nell’agile volumetto “Seria A noir”, edito dalla Gazzetta dello Sport nel 2024, scava su fatti e misfatti in buona parte dimenticati. Sin dalle prime due storie (in tutto sono 24) si capisce che si tratta di vicende uscite dai radar. Come nel caso del faccendiere Gegio Gaggiotti personaggio dal curriculum di combine nel calcio più lungo dei progetti sul Ponte di Messina. Ha dell’incredibile invece la vicenda di Italo Alaimo calciatore dall’onesta carriera rimasto folgorato in sella alla cyclette durante la visita medica nel passaggio dal Novara alla Reggiana.

E ancora, l’onta subita da Eva Russo, prima donna del calcio femminile a finire ingiustamente nel tritacarne mediatico per l’uso di sostanze dopanti; lo stesso per l’argentino Claudio Caniggia tra i giocatori più veloci in quegli anni finito nel giro della droga. C’è poi la triste storia di Ciro Pezzella e Michele Lorusso del Lecce, vittime della loro paura di volare che li porta a lasciare la vita in un incidente stradale. In macchina con loro doveva esserci anche il compagno, Carmelo Miceli, che invece si salverà. Un po’ come capiterà ai calciatori del Verona su un treno Espresso nel 1978 destinazione Roma. L’intera squadra avrà salva la vita da un terribile incidente ferroviario solo perché si trovava nel vagone ristorante. Un miracolo. E almeno la partita in calendario contro la Roma era stata poi rimandata. Mentre Sambenedettese e Matera nel 1981 giocheranno nonostante un rogo nelle tribune che provocherà 2 morti e una sessantina di ustionati. Il match finisce 0-0, addirittura il pubblico fa festa per la promozione di B dei marchigiani. Un’assurdità.

Come la vicenda di Vinicio Facca al Bentegodi che passa alla storia come la prima vittima della violenza negli stadi. Siamo nel 1968, perde un occhio a Verona a causa di una bottiglietta di vetro che si frantuma. La sua carriera nel Lecco finisce lì, così come un pezzo della sua vita, mentre l’autore dello sconsiderato gesto non sarà mai rintracciato.

Siamo sempre lì. Bastavano pochi centimetri e l’esistenza di quella persona avrebbe preso una strada diversa. Su questo il caso simbolo è del tifoso del Catania, Lorenzo Marino. Se ne stava in tribuna al Cibali a festeggiare la sua squadra in odore di serie A. E invece viene colpito da una pallottola vagante sparata dal custode del campo nel pieno della follia. In uno stadio colmo all’inverosimile di mezzo c’è finito lui, per caso, in una morte senza senso. Trovare una logica a tutto ciò è impossibile.

Voto 8

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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