A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Un libro che ci fa capire come il Medio Oriente sia involuto in poco più di un decennio

Certi libri mantengono il loro interesse anche se letti a distanza di alcuni anni. Non per entrare nel novero dei classici, bensì per vedere l’evoluzione, o l’involuzione, degli avvenimenti nella distanza. Prendiamo il libro uscito solo in ebook di Christian Elia, “Storie in fuorigioco. Non tutte le partite di calcio finiscono al 90”. Lo ha editato Emergency nel 2012 e già la prefazione di Gianni Mura basterebbe a renderlo interessante. Mette insieme 17 storie di calcio che sono andate ben oltre i 90 minuti in campo come evidenzia il sottotitolo. Alcune sono ben note, per non dire trite e ritrite tanto sono state raccontate: la partita della morte a Kiev nel 1942, la Grande Ungheria di Puskas, la prima guerra del football nel 1969.
Tante altre invece assumono il loro valore per il venir meno delle speranze vanificate nell’arco di pochi anni. Il riferimento è al Medio Oriente, oggi vera e propria polveriera, al centro di alcune storie di calcio che parevano presagire un futuro di pace e speranze. E invece le cose stanno andando nella direzione opposta. La più eclatante è quella della squadra arabo-israeliana Bnei Sakhnin vincitrice della Coppa nazionale nel campionato israeliano nel 2004. Fa esultare insieme arabi e israeliani situazione decisamente inverosimile nell’attuale momento politico. Ancora più improbabile quanto avvenuto nei Mondiali del 1998 quando le squadre di Usa e Iran si unirono per una foto di gruppo in segno di una vicinanza, situazione impossibile negli avvenimenti recenti.
Cosa dire anche dell’Iraq che vince la Coppa d’Asia nel 2007 e fa esultare sunniti, sciiti e curdi; i politici di tutti i colori del Libano che nel 2010 giocano una partita nella stessa squadra; Armenia e Turchia che si avvicinano nel 2010 in occasione delle partite di qualificazione ai Mondiali.
Storie diverse che coinvolgono popoli diversi di una stessa area geografica, con la politica a fare da sfondo a tutte le vicende. “La politica entra nel calcio perché è lo sport più popolare e offre una visibilità enorme”, scrive Mura nella prefazione. E alla fine tutti vincitori quando arrivano i successi, colpa degli altri in caso di sconfitta. Un tanto al chilo a costo rigorosamente zero, se non quello del rosso sangue sulla pelle di popoli inermi.
Voto 8/10