A Fratta Terme si gioca a ritmo di musica
Un pomeriggio nel campo intitolato alla memoria di Vasco Spazzoli fondatore della società sportiva
Uno dei massimi narratori dello sport in radio con la speciale predilezione per la Serie B

Per tanti anni abbiamo “guardato” le partite con gli occhi di altri. Qualcuno le raccontava per noi dentro uno stadio amplificato dal vociare del pubblico. Il nostro ascolto non era passivo perché coinvolgeva l’immaginazione alimentata dalla speranza che la palla finisse dentro la porta avversaria in una esplosione di emozioni. Ezio Luzzi è stato uno dei cantori di quel calcio. Lo ha fatto alla radio in Tutto il calcio minuto per minuto quando ancora le onde nell’etere avevano la predominanza sulle immagini televisive.
Il giornalista ha raccontato il suo percorso professionale nel libro autobiografico “Tutto il calcio minuto per minuto” (Baldini+Castoldi, 2020) che costituisce una vera e propria confessione a una vita tutta dedita alla radio, al seguito dei principali eventi dello sport: 8 Campionati del Mondo (da Messico 1970 a Francia 1998), tutti gli Europei sino alla pensione, 9 Olimpiadi con lo scoop ad Atlanta 1996 quando primo al mondo annuncerà l’attentato terroristico nel villaggio olimpico. Basterebbe questo per disegnare sin nei contorni il personaggio Luzzi. Eppure non è così. Perché il giornalista con un passato di portiere nella Ternana sarà ricordato soprattutto per avere nobilitato la serie B in Tutto il calcio minuto per minuto. Noi dai capelli brizzolati (fortuna ancora chi li ha) abbiamo a mente le radiocronache d’allora con tutto il contorno di rivalità tra Enrico Ameri e Sandro Ciotti, quelle di Nando Martellini, Claudio Ferretti, Alfredo Provenzali, a cui si aggiungono le tragiche vicende di Ettore Pasini e Beppe Viola scomparsi sul lavoro. Tutti loro avevano una cosa in comune: raccontavano il massimo campionato. Solo una voce usciva da questo coro, quella di Luzzi, rivolta al campionato cadetto, di cui è stato definito “il più tenace paladino e sostenitore, un convinto ‘Robin Hood postmoderno’”. Erano gli anni della B serbatoio del calcio italiano, dove si faceva la gavetta in vista del grande salto, e non come oggi che scimmiotta il massimo campionato con stuolo di stranieri e debiti.
Davvero comico come Luzzi fu arruolato al racconto della B, a sua insaputa, su iniziativa del forlivese Guglielmo Moretti, in una riunione: “Debbo ringraziare Ezio Luzzi per avere dato la sua disponibilità per la Serie B”. Peccato che non l’avesse fatto. Perché nessuno voleva cimentarsi in quel campionato che pareva una sorta di retrocessione dai campi che contavano. Doveva farlo per soli tre mesi poi chissà chi sarebbe arrivato. E invece lo ha fatto per quarant’anni, testimone anche di vicende tragiche come a Licata nel 1989, quando il crollo di un’impalcatura portò alla morte di un tifoso e il ferimento di quattordici. Destinato ad arrivare ai giorni nostri invece quanto avvenuto a Udine nel 1978 nella gara contro il Foggia che iniziò in ritardo per la protesta dei giocatori friulani contro la maglia sponsorizzata (pensa cosa succedeva poco meno di quarant’anni fa). Mentre se c’è una squadra sulla quale non nasconde il suo debole è senza dubbio l’Ascoli di Costantino Rozzi e Carlo Mazzone.
“Io il calcio ce l’ho nel sangue. L’ho sempre avuto. L’ho portato dentro di me nel cuore e nelle vene”, scrive in un passaggio il giornalista. È un pensiero che traspare chiaramente nelle pagine del libro. Peccato solo che la memoria a volte faccia brutti scherzi, come nel passaggio a pagina 137 quando dice che la finale Brasile-Italia nel Mondiale 1970 è terminata 3-1. No, purtroppo è finita pure peggio, perchè quel Brasile era davvero troppo forte.
Voto 7.5