Carlo Lucarelli e i Clash

Come una punk band tra le più iconiche di un’epoca ha influenzato un piccolo mondo come la Romagna

Di Carlo Lucarelli pensavo di sapere tanto. Non tutto che mi pare un poco supponente, ma molto sì. Per dire, che è un bravo scrittore di gialli ma non scrive solo quelli. Che ha una seguita rubrica su Radio Deejay disponibile anche in podcast (Dee Giallo). Che in tv ha raccontato il pozzo senza fondo dei tanti misteri d’Italia. Che si era persino cimentato nel calcio ma con scarsi risultati in campo anche se l’interesse gli è rimasto. Che è salito su tanti palchi a raccontare libri e via dicendo.

Anche in un freddo mercoledì di novembre è salito su un palco ma insieme a una band. Siamo a Rimini e il luogo è felliniano al solo nominare il nome Fulgor. Di Fellini però non v’è traccia perché è di un gruppo punk che ha parlato. Non uno qualsiasi ma quello che in un solo decennio ha segnato un’epoca a livello mondiale. Il nome dello spettacolo parla da sé: “The Clash e Noi”.

Il “Noi” sta in una generazione di persone che è rimasta affascinata dalla musica ribelle in quella Londra che faceva tendenza su tutto. Tra questi anche Lucarelli. Che non si è limitato all’abusato storytelling dei tempi odierni incentrato sulla storia della band, decantata col giusto tono, e farcita di luoghi comuni tipo guarda quanto erano ribelli quei tempi, droga e rabbia in un calderone senza fine. No, il suo è stato un racconto riuscito perché l’ha mixato con le esperienze personali vissute in quegli anni in una piccola patria come la Romagna. Dall’ombelico del mondo di Brixton a Faenza dove pullulavano un centinaio di gruppi musicali. E i negozi di dischi luoghi di ritrovo e cultura come le biblioteche del sapere (unico appunto: non ha citato la Dimar a Rimini, un mito per tutti noi). E i locali alternativi della controcultura (bravo qui a citare lo Slego), insieme alle prime radio libere.

A rendere più intrigante la serata l’accompagnamento musicale dei Jack Belly che hanno suonato cover del Clash insieme a pezzi propri. Un’alternanza tra musica e parole come si conviene in uno spettacolo simile.

Insomma, un evento decisamente riuscito, che probabilmente ho apprezzato ancora di più perché sono stato a Londra da poco. Anche se l’ho vista molto infighettita, paurosamente cara e di tendenza, sempre più luogo del turismo; emblematico Camden town trasformata in via dello shopping. E probabilmente l’ho apprezzato ancora di più al ripensare allo spettacolo dei CCCP proprio a Rimini il 24 luglio scorso. L’unico vero gruppo punk degli anni ’80 in Italia. Aspettando l’inizio del concerto la musica era di Clash e Ramones. Ancora una volta in un luogo felliniano, la piazza dedicata al grande regista. Mai mondi così lontani sono stati così vicini.

Filippo Fabbri

Scrivere, scrivere, scrivere. Per lavoro e per passione: sport, wine, food, libri e tanto, tanto altro
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